Pedro Sánchez sostiene che una campagna di disinformazione abbia contribuito al massiccio arrivo di oltre 70.000 migranti a Ceuta alla fine di luglio. Il Primo Ministro spagnolo accusa reti legate a Russia e Israele, nonché un'“internazionale di estrema destra” che, a suo dire, cerca di dividere e destabilizzare l'Europa.
Questa mobilitazione trae origine da una sentenza della Corte Suprema spagnola dell'8 luglio, che sarebbe stata travisata su Instagram e TikTok. Si diffusero voci secondo cui i migranti che tentavano di raggiungere Ceuta a nuoto non sarebbero più stati rimpatriati. Le organizzazioni criminali avrebbero poi sfruttato questi messaggi per incitare migliaia di persone ad attraversare il confine.
Madrid nega qualsiasi coinvolgimento del Marocco
Pedro Sánchez sostiene che nessuna prova raccolta dai servizi segreti dimostri il coinvolgimento delle autorità marocchine. Il Primo Ministro, al contrario, difende la collaborazione di Rabat, nonostante i sospetti sorti dopo questo attraversamento di massa. Le indagini proseguono per identificare con precisione le reti coinvolte.
La maggior parte dei migranti è da allora tornata in Marocco, ma si ritiene che circa 5.000 persone siano ancora a Ceuta, tra cui 1.200 minori. Questa cifra è contestata dalle autorità locali, mentre proteste e incidenti sono in aumento nell'enclave. L'opposizione accusa ora Pedro Sánchez di minimizzare una crisi che ha assunto una dimensione migratoria, umanitaria e politica.
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