MONDE Guerre e conflitti

Gli Stati Uniti attaccano l'isola iraniana di Larak; Teheran promette ritorsioni.

Gli Stati Uniti attaccano l'isola iraniana di Larak; Teheran promette ritorsioni.
Gli Stati Uniti attaccano l'isola iraniana di Larak; Teheran promette ritorsioni.

Domenica 30 agosto, l'esercito statunitense ha condotto attacchi aerei sull'isola di Larak, nel sud dell'Iran, segnando il primo attacco americano contro il Paese dalla fine di luglio. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno confermato la presenza di vittime e promesso una risposta.

Un funzionario statunitense ha confermato che gli attacchi hanno preso di mira lanciatori progettati per sparare razzi carichi di mine verso lo Stretto di Hormuz. L'agenzia di stampa iraniana Fars News aveva segnalato esplosioni vicino all'isola prima che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) riconoscesse ufficialmente l'attacco, attribuendolo al "nemico americano-sionista".

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha dichiarato che l'attacco ha provocato morti e feriti tra i suoi soldati. "Questo atto susciterà una risposta da parte dei figli dell'Iran islamico e porterà alla punizione dell'aggressore", si legge in un comunicato. Il portavoce dell'IRGC, Sardar Mohebi, ha accusato Washington di aver commesso "un errore strategico e fatale", le cui conseguenze si faranno sentire "in ambito economico e militare".

Questo attacco giunge in un momento in cui gli Stati Uniti hanno recentemente privilegiato una strategia di pressione finanziaria rispetto alla forza militare. La scorsa settimana, l'amministrazione Trump ha annunciato un inasprimento delle sanzioni secondarie contro i paesi e le aziende che intrattengono rapporti commerciali con Teheran. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, tuttavia, ha avvertito che Washington resta pronta a usare la forza se necessario.

Il conflitto, giunto ormai al settimo mese da quando è stato innescato a fine febbraio da Stati Uniti e Israele, ruota principalmente attorno al controllo dello Stretto di Hormuz. Washington afferma di trasportare quotidianamente milioni di barili di petrolio sotto scorta militare, nonostante il blocco iraniano. Teheran contesta questa versione: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha respinto sabato queste affermazioni, denunciandole come tentativi di manipolare i mercati energetici per profitto personale.

Sul piano economico, le ripercussioni del conflitto si fanno sentire negli Stati Uniti. Il prezzo medio di un gallone di benzina supera ora i quattro dollari, rispetto a meno di tre dollari prima dell'inizio della guerra. Questa inflazione energetica potrebbe pesare sulle possibilità del Partito Repubblicano di mantenere il controllo del Congresso nelle elezioni di medio termine di novembre.

In passato, l'Iran ha risposto ad attacchi statunitensi simili lanciando missili e droni contro basi militari che ospitavano truppe americane nei paesi limitrofi. Teheran ha ribadito la sua determinazione a mantenere questa resistenza nel tempo.

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