Dopo Germania, Svizzera, Austria e Finlandia, la Svezia ha annunciato l'intenzione di rimpatriare in Italia i migranti soggetti al Regolamento di Dublino. Francia e Spagna, tuttavia, hanno scelto di non seguire questa strada, creando una spaccatura all'interno dell'Unione Europea.
Cresce la pressione su Roma. Stoccolma ha confermato la sua intenzione di "applicare le norme così come definite" nel nuovo patto UE su asilo e migrazione, entrato in vigore il 12 giugno, e si aspetta che "tutti gli Stati membri rispettino i propri obblighi", Italia compresa. La Svezia si unisce così al fronte unito già formato da Germania, Svizzera, Austria e Finlandia.
Le cifre illustrano la portata del problema. Secondo Eurostat, tra il 2023 e il 2025 sono state presentate a Roma 109.427 richieste di trasferimento. Solo nel 2025, l'Italia ha ricevuto il maggior numero di richieste, oltre 24.000. Di queste, circa 14.000 provenivano da Germania e Francia e sarebbero state neutralizzate da un accordo firmato dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi con il Consiglio Giustizia e Affari Interni dell'UE alla fine del 2025. Circa 10.000 richieste sono ancora in sospeso, principalmente da Svizzera (3.612), Belgio (1.531), Austria (644) e Finlandia (520).
L'Austria ha già preso provvedimenti, dichiarando di aver rimpatriato quattro persone in Italia dall'entrata in vigore del patto. Roma, dal canto suo, ha sospeso unilateralmente i trasferimenti alla fine del 2022, nonostante una decisione del 2024 ribadisse che uno Stato membro non può sottrarsi ai propri obblighi se è in grado di garantire condizioni di accoglienza dignitose. La Commissione europea rileva che l'Italia ha respinto 12 trasferimenti tra il 12 giugno e il 7 luglio, mentre il patto specifica che "uno Stato membro ospitante non può rifiutare un trasferimento".
Di fronte a questo fronte settentrionale, Francia e Spagna stanno adottando posizioni diverse. Parigi ha deciso di "non unirsi ai Paesi" che rimandano i migranti in Italia, almeno "finché durerà questa fase di cooperazione e riavvicinamento" con Roma, secondo fonti ben informate. I due Paesi, precisano le stesse fonti, "condividono la volontà di lavorare per ridurre il flusso di migranti provenienti da Tunisia e Libia". Madrid, dal canto suo, si dichiara "favorevole" alla gestione della situazione attraverso i meccanismi di solidarietà europea previsti dal Patto, "piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate", secondo quanto riportato dal Ministero dell'Interno spagnolo. Resta comunque irrisolta la questione della sospensione dell'area Schengen al confine spagnolo, legata alla crisi di Ceuta e in vigore fino al 31 agosto.
Il nuovo patto ha inoltre esteso a 20 mesi il periodo di responsabilità del primo Paese di arrivo, rispetto ai 12 mesi precedenti. Prevede inoltre che la stragrande maggioranza delle domande di asilo debba essere elaborata entro 12 settimane. Una prima valutazione da parte della Commissione europea è prevista per metà ottobre.
La polemica è scoppiata rapidamente in Italia. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, l'ha definita uno "spettacolare effetto boomerang della trovata pubblicitaria di Giorgia Meloni", accusando la premier di "non aver mai combattuto la battaglia più importante a Bruxelles: la lotta per la solidarietà europea". L'ex primo ministro Giuseppe Conte (Movimento Cinque Stelle) ha deriso il "capolavoro" della Meloni: "I rimpatri funzionano, ma contro di noi". Carlo Fidanza, capo della delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo, ha minimizzato la questione, affermando che "la questione riguarda solo un piccolo numero di casi" e che "per coloro che sono entrati dopo il 12 giugno, il numero di potenziali rimpatri diminuirà significativamente".
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