Nelle aule delle scuole medie e superiori pubbliche, l'anno scolastico 2024-2025 ha lasciato un segno indelebile: secondo uno studio statistico del Ministero dell'Istruzione Nazionale, il 9,8% delle ore di lezione non è stato recuperato. Si tratta di quasi un'ora su dieci. E la tendenza non accenna a migliorare, con un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto all'anno precedente, a dimostrazione che le assenze non recuperate e le occasionali chiusure scolastiche non sono più episodi isolati, ma un problema persistente.
Dietro la media, emergono chiaramente due cause. La prima, e più significativa, è la mancata sostituzione degli insegnanti assenti, che rappresenta il 7,5% delle ore di lezione perse. La seconda riguarda la chiusura completa delle scuole, che costituisce il 2,3%. In altre parole, non stiamo parlando solo di un insegnante assente il martedì mattina; stiamo parlando anche di scuole che chiudono, a volte da un giorno all'altro, con orari scolastici stravolti e famiglie costrette a trovare soluzioni dell'ultimo minuto.
La sostituzione, il tallone d'Achille delle scuole pubbliche
La situazione sta causando frustrazione e preoccupazione, anche tra i genitori. La FCPE, la principale federazione degli insegnanti delle scuole pubbliche, la considera un fenomeno di vecchia data che mina l'ideale repubblicano. Intervenendo su franceinfo, il suo vicepresidente nazionale, Grégoire Ensel, l'ha descritta come un "problema strutturale che sconvolge la vita familiare, le pari opportunità e il diritto all'istruzione". La federazione si avvale anche di "Ouyapascours", un sito web di reportage che dà un volto e un momento preciso a ciò che le statistiche riassumono freddamente.
Il problema concreto delle riparazioni rimane irrisolto. La FCPE (Federazione dei Genitori) chiede la ricostituzione del bacino di insegnanti supplenti "qualificati e formati" e descrive aree in cui "non ci sono candidati", un'ammissione di impotenza che la dice lunga sull'attrattiva della professione. Gli effetti si fanno sentire nelle classi che devono sostenere gli esami, dal Brevet (diploma di scuola secondaria inferiore) al Baccalaureato, con programmi di studio a volte trascurati e modifiche agli esami discusse solo marginalmente. E come se non bastasse, le chiusure dovute a condizioni meteorologiche avverse, ondate di calore o alluvioni ci ricordano che le scuole dovranno anche fare i conti con edifici inadeguati a resistere a futuri eventi traumatici.
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