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Il Venezuela annuncia il suo ritiro dalla Corte penale internazionale

Il Venezuela annuncia il suo ritiro dalla Corte penale internazionale
Il Venezuela annuncia il suo ritiro dalla Corte penale internazionale

Il governo venezuelano ha annunciato il suo ritiro dalla Corte penale internazionale (CPI), una decisione che giunge mentre l'istituzione prosegue le indagini su possibili crimini contro l'umanità commessi nel Paese a partire dal 2017. Caracas afferma di aver avviato ufficialmente la procedura prevista dallo Statuto di Roma presso le Nazioni Unite.

Il ministro degli Esteri Felix Plasencia ha indicato che tale decisione è stata presa su istruzioni del presidente ad interim Delcy Rodríguez. In un messaggio pubblicato sul social network X, ha specificato che il Venezuela aveva notificato al Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres la propria intenzione di denunciare lo Statuto di Roma e di ritirarsi definitivamente dalla giurisdizione internazionale.

È stata aperta un'inchiesta sugli eventi del 2017.

Da diversi anni, la Corte penale internazionale (CPI) indaga su presunti crimini contro l'umanità legati alla repressione delle proteste e a presunte violazioni dei diritti umani avvenute durante la presidenza di Nicolás Maduro. Le autorità venezuelane hanno costantemente contestato la giurisdizione della Corte e denunciato il procedimento come politicamente motivato.

Il contesto politico è cambiato radicalmente dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, avvenuta il 3 gennaio. Il nuovo governo intende ora rompere i rapporti con diversi organismi internazionali che considera ostili agli interessi del Venezuela.

Una procedura che richiederà tempo

Il ritiro dallo Statuto di Roma non avrà effetto immediato. In conformità con le norme della Corte penale internazionale, la denuncia entrerà in vigore un anno dopo la notifica ufficiale indirizzata alle Nazioni Unite.

Inoltre, tale ritiro non pone automaticamente fine alle indagini già in corso. La CPI conserva la giurisdizione sugli atti presumibilmente commessi quando il Venezuela era ancora parte dello Statuto di Roma, il che significa che le indagini in corso potrebbero proseguire nonostante la decisione di Caracas.

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