In diverse regioni della Tunisia i rubinetti sono rimasti a secco, costringendo le autorità a distribuire l'acqua tramite autocisterne. Ondate di calore, interruzioni di corrente e infrastrutture fatiscenti hanno scatenato proteste in tutto il Paese.
La Tunisia sta affrontando una crisi idrica che sta mettendo a dura prova la popolazione. Il caldo intenso, unito alle interruzioni di corrente, sta compromettendo sia la rete di distribuzione che il funzionamento degli impianti di imbottigliamento, privando molti residenti di un accesso affidabile all'acqua potabile.
Il paradosso è lampante: il Paese aveva registrato precipitazioni significative all'inizio del 2026, eppure ciò non è bastato a impedire la situazione attuale. La colpa è in gran parte attribuita alle infrastrutture obsolete, incapaci di assorbire lo stress causato dai picchi di consumo estivi e dai guasti alla rete elettrica.
Di fronte all'emergenza, le autorità hanno schierato autocisterne per rifornire le zone più colpite. Questa misura eccezionale non è bastata a placare la rabbia dei residenti, che sono scesi in piazza per protestare contro la carenza di beni di prima necessità.
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