Un numero limitato di specie vegetali potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel ripristino della foresta pluviale amazzonica. Secondo uno studio brasiliano, tra le 15 e le 25 specie di alberi sarebbero sufficienti a garantire una parte significativa della rigenerazione dei terreni deforestati e dell'assorbimento di carbonio nelle foreste secondarie.
Questi alberi pionieri riescono a svilupparsi rapidamente nonostante i suoli impoveriti e l'esposizione particolarmente intensa al sole. Per Fernando Elias, ricercatore presso il Museo Emilio Goeldi, la loro resilienza offre una "nuova opportunità" per l'Amazzonia dopo i profondi sconvolgimenti ecologici causati dalla deforestazione.
Temperature fino a sei gradi più basse
Queste specie hanno una forte capacità di colonizzazione. La loro crescita crea gradualmente zone d'ombra, permettendo agli alberi più fragili di ristabilirsi. Sotto la loro chioma, la temperatura può essere inferiore di sei gradi rispetto a quella registrata nelle aree circostanti deforestate.
Le abbondanti foglie cadono a terra e gradualmente arricchiscono il terreno di materia organica. Questo processo migliora le condizioni necessarie per il ritorno di una vegetazione più diversificata. Questi alberi, quindi, non ricreano da soli la foresta originaria, ma piuttosto creano l'ambiente essenziale per la sua rigenerazione.
Sono stati studiati oltre 25.000 alberi e palme.
Pubblicato sulla rivista scientifica Global Change Biology, lo studio si concentra sulle foreste secondarie situate in quattro regioni dell'Amazzonia orientale brasiliana. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a oltre 25.000 alberi e palme trovati in aree agricole abbandonate, ex pascoli o terreni soggetti a requisiti di ripristino.
Tra le specie identificate figurano la Cecropia palmata, riconoscibile per il tronco grigio e le grandi foglie, e l'Inga alba, i cui baccelli contengono una polpa bianca commestibile. Anche palme come l'inaja e il babassu contribuiscono alla rigenerazione ambientale, fornendo al contempo risorse utili alle comunità rurali.
Una speranza che non sostituisce la lotta contro la deforestazione.
L'estensione delle foreste secondarie amazzoniche è ormai paragonabile a quella dell'Uruguay. L'individuazione delle specie più efficaci nell'assorbire carbonio e nel ripristinare il suolo potrebbe accelerare i programmi di riforestazione. Questa ricerca offre quindi un metodo più mirato per il ripristino delle aree già distrutte.
Questa naturale capacità di resilienza, tuttavia, non può compensare la deforestazione in corso. In Brasile, in quattro decenni, è scomparsa un'area grande quasi quanto la Spagna. Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva promette di eliminare la deforestazione illegale entro il 2030 e di ripristinare 12 milioni di ettari di terreno. Il successo di questa politica dipenderà tanto dalla protezione delle foreste esistenti quanto dall'uso intelligente di queste specie pioniere.
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