Con l'avvicinarsi della scadenza del 30 giugno fissata dai gruppi anti-immigrazione, migliaia di migranti senza documenti stanno lasciando precipitosamente il Sudafrica, spesso a costo di dolorose separazioni familiari. Nonostante la condanna di questo ultimatum da parte delle autorità, molti temono una nuova ondata di violenza xenofoba.
A Durban, migliaia di cittadini malawiani si sono radunati in un campo improvvisato in attesa di poter tornare a casa. Tra loro c'è John Allen, un malawiano di 30 anni che ha lasciato la sua compagna sudafricana e il loro figlio di un anno per partire prima della scadenza fissata dagli attivisti che chiedono l'espulsione degli immigrati irregolari.
Il giovane padre ha spiegato di aver preso questa decisione per timore per la propria incolumità, dato che le proteste anti-immigrati si sono intensificate nelle ultime settimane. A suo dire, diversi stranieri residenti nel suo quartiere sono già stati aggrediti, il che ha acuito il senso di insicurezza tra le comunità di migranti.
John Allen afferma che la sua partenza lascia la sua famiglia in una situazione precaria. La sua compagna, impiegata come governante, guadagna circa 500 rand a settimana, mentre lui guadagnava quattro volte tanto lavorando come subappaltatore in un'azienda manifatturiera, nonostante la sua mancanza di un permesso di soggiorno regolare.
Il governo sudafricano non ha appoggiato l'ultimatum del 30 giugno e ha condannato le violenze contro i migranti. Tuttavia, ha ricevuto forti critiche da diversi paesi africani e organizzazioni della società civile, che lo accusano di non essere riuscito a fermare gli attacchi xenofobi.
Con l'avvicinarsi della scadenza, molte famiglie sono costrette a compiere scelte dolorose, e alcuni genitori preferiscono lasciare il Paese da soli nella speranza di proteggere i propri cari o di potervi fare ritorno un giorno. Questa situazione illustra le conseguenze umane delle crescenti tensioni legate all'immigrazione in Sudafrica.
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