La procura della Corte d'Appello di Parigi ha annunciato mercoledì 15 luglio che non presenterà ricorso alla Corte di Cassazione nel caso riguardante gli assistenti parlamentari del Fronte Nazionale, ora Rassemblement National. Questa decisione giunge dopo aver riesaminato la sentenza emessa il 7 luglio e pone fine alla possibilità di un ulteriore ricorso alla massima corte.
In appello, i giudici hanno confermato la colpevolezza di Marine Le Pen e diversi ex funzionari del partito per appropriazione indebita di fondi pubblici, ma avevano emesso sentenze meno severe di quelle richieste dalla procura. In particolare, i pubblici ministeri avevano chiesto un'interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per la deputata del Pas-de-Calais, mentre la corte d'appello aveva ridotto tale pena a quindici mesi di reclusione, che la deputata aveva già scontato.
Marine Le Pen mantiene intatto il suo fascino.
La procura ha ritenuto che la sentenza non contenesse alcun errore di diritto tale da giustificare un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione non ha il compito di riesaminare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge da parte dei tribunali inferiori.
Marine Le Pen, da parte sua, ha confermato che presenterà ricorso alla Corte di Cassazione. Contesta, in particolare, l'accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici confermata dai giudici. Il ricorso sospende l'esecuzione della sua condanna a un anno di arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha indicato che dovrebbe pronunciarsi entro l'inizio di aprile 2027, poche settimane prima del primo turno delle elezioni presidenziali, per le quali la leader del Rassemblement National ha già annunciato la sua candidatura.
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