Nel fine settimana, oltre 50 attacchi coordinati hanno preso di mira diverse province della Thailandia meridionale, ferendo tre persone e causando ingenti danni materiali. Edifici e veicoli sono stati incendiati e una linea ferroviaria è stata interrotta in questa regione al confine con la Malesia.
Questa violenza si inserisce in un conflitto decennale tra le autorità thailandesi e i gruppi separatisti musulmani malesi. Il principale movimento ribelle, il Barisan Revolusi Nasional (BRN), conduce una lotta armata nel sud del paese sin dagli anni '60. Dal 2004, l'insurrezione ha causato oltre 7.000 vittime, alimentata da rivendicazioni legate all'identità culturale, alla rappresentanza politica e allo sviluppo economico.
Una nuova dimostrazione di forza da parte degli insorti
Gli attacchi contro edifici amministrativi e infrastrutture pubbliche dimostrano la continua capacità degli insorti di coordinare i propri attacchi nonostante la massiccia presenza delle forze di sicurezza. Secondo diversi analisti citati dall'AFP, questo tipo di operazioni è frequente nella regione e il coordinamento sembra essersi rafforzato dall'inizio dell'anno. A luglio, cinque soldati sono stati uccisi durante un attacco a un posto di blocco nella provincia di Narathiwat, che ha causato anche il ferimento di sei civili.
La nuova ondata di violenza potrebbe anche riflettere la volontà di esercitare pressione sul governo thailandese. Gli esperti ritengono che gli insorti stiano cercando, in particolare, di costringere Bangkok a riprendere i negoziati, dato che i colloqui con il BRN, iniziati nel 2013 con la mediazione malese, sono stati ripetutamente interrotti. Nuovi colloqui sono ora previsti per la fine di ottobre, dopo che quelli programmati per settembre sono stati rinviati.
Il conflitto trae origine dall'annessione, avvenuta nel 1909, dell'ex sultanato musulmano di Patani da parte del Siam, che divenne poi la Thailandia. Da allora, i separatisti hanno denunciato le politiche di assimilazione e rivendicato maggiore autonomia. Bangkok, dal canto suo, respinge le richieste dei ribelli di autonomia locale e condivisione del potere, privilegiando finora una risposta incentrata principalmente sulla sicurezza.
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