È iniziata una nuova fase legale nel delicato caso delle protesi vaginali. Settantuno donne, che affermano di aver subito gravi complicazioni mediche, hanno presentato una denuncia con richiesta di risarcimento danni, una procedura che potrebbe portare alla nomina di un giudice istruttore dopo che la procura di Parigi ha archiviato l'indagine iniziale senza ulteriori provvedimenti.
I querelanti lamentano gravi conseguenze fisiche e psicologiche legate all'utilizzo di questi dispositivi medici tra il 1994 e il 2022. La denuncia si concentra in particolare su atti di inganno aggravato, lesioni involontarie, messa in pericolo di terzi e omissione volontaria di prevenire danni all'integrità fisica.
I querelanti accusano i produttori di aver minimizzato i rischi
Gli avvocati dei querelanti ritengono che i produttori abbiano nascosto i rischi associati a questi impianti, comprese le complicazioni che possono verificarsi dopo l'intervento e le difficoltà legate alla rimozione dei dispositivi in caso di dolore o gravi effetti collaterali.
Diverse donne riferiscono dolore cronico, problemi urinari, difficoltà a camminare o a stare sedute e gravi conseguenze finanziarie a seguito di interventi chirurgici correttivi, talvolta eseguiti all'estero.
Anche le autorità sanitarie sono nel mirino.
I ricorrenti mettono in discussione anche il ruolo degli enti pubblici e delle autorità sanitarie, accusati di non aver controllato a sufficienza le pratiche e i dispositivi medici in questione, nonostante gli avvertimenti emersi in diversi paesi negli ultimi anni.
Nel dicembre 2024, la procura ha concluso che non erano state dimostrate violazioni normative da parte dei produttori o degli organismi di certificazione. Le vittime ora sperano che un giudice istruttore indipendente riapra le indagini su questo caso, che i loro avvocati considerano un vero e proprio scandalo sanitario internazionale.
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