Secondo un'inchiesta di Reuters, l'esercito statunitense starebbe utilizzando un metodo di trasferimento di petrolio in mare che ricorda le tecniche impiegate da anni dall'Iran per eludere le sanzioni internazionali. Questa strategia, attuata nel Golfo Persico, si basa su operazioni di trasferimento di petrolio discrete tra navi, condotte lontano da occhi indiscreti e in condizioni di navigazione insolite.
Secondo diverse fonti e dati marittimi esaminati da Reuters, un elicottero d'attacco Apache abbattuto dall'Iran il 9 giugno stava partecipando a una missione legata a queste operazioni di trasferimento di carico da petroliera a petroliera. Queste manovre prevedono il trasferimento di petrolio da una nave all'altra in mare, una pratica spesso utilizzata per nascondere l'origine o la destinazione finale dei carichi.
I convogli coinvolti avrebbero navigato di notte con i sistemi automatici di localizzazione e identificazione disattivati. Le navi avrebbero inoltre mantenuto una distanza costante di 3.000-4.000 metri l'una dall'altra per limitare la propria visibilità pur rimanendo coordinate. Questo metodo ricorda molto da vicino le tattiche utilizzate da alcune reti di navigazione legate all'Iran per eludere la sorveglianza internazionale.
Secondo le informazioni raccolte, almeno 92 navi hanno partecipato a queste operazioni dall'inizio di maggio. Le immagini satellitari analizzate da Reuters mostrano diverse imbarcazioni che navigano affiancate o effettuano trasferimenti in mare al largo della costa di Sohar, nel Sultanato dell'Oman.
Queste rivelazioni giungono in un contesto di crescenti tensioni regionali tra Washington e Teheran. Le operazioni marittime nel Golfo sono sotto stretta osservazione da diversi mesi, poiché i due Paesi si sono scontrati indirettamente in diversi teatri operativi della regione.
Le autorità statunitensi non hanno fornito immediatamente dettagli sulla natura esatta di queste missioni o sulle ragioni che le hanno indotte ad adottare procedure simili a quelle attribuite alle reti iraniane. Gli osservatori ritengono, tuttavia, che queste operazioni possano essere motivate da esigenze logistiche e di sicurezza legate alle continue tensioni nella regione.
L'indagine mette in luce la crescente complessità dei flussi petroliferi nel Golfo, dove considerazioni strategiche, militari ed economiche si intrecciano. Sottolinea inoltre la difficoltà per le autorità internazionali di tracciare con precisione i movimenti delle merci quando le navi disattivano deliberatamente i propri sistemi di localizzazione.
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