La comunità LGBTQ+ ungherese si prepara a sfilare per le strade di Budapest sabato per la tradizionale parata del Pride, in un contesto segnato da un profondo cambiamento politico in seguito alla sconfitta dell'ex primo ministro Viktor Orbán alle elezioni di aprile.
L'evento giunge dopo diversi anni di tensione tra le autorità e le organizzazioni per i diritti LGBTQ+. L'anno scorso, il tentativo della polizia di vietare la marcia ha scatenato una massiccia mobilitazione, trasformando il raduno in una grande protesta antigovernativa. Decine di migliaia di persone vi hanno partecipato.
Quest'anno, con l'ascesa al potere del partito di centro-destra guidato da Péter Magyar, il divieto è stato revocato e agli organizzatori è stato concesso il permesso di tenere la marcia. Nonostante questo progresso, gli attivisti ritengono che molti diritti debbano ancora essere riconquistati.
In un messaggio pubblicato prima dell'evento, gli organizzatori hanno affermato che la mobilitazione popolare dello scorso anno aveva costretto il governo a fare marcia indietro, pur sottolineando che i loro obiettivi non erano ancora stati raggiunti.
Durante i suoi sedici anni al potere, Viktor Orbán ha promosso una politica conservatrice basata su quella che lui presentava come la tutela dei valori cristiani tradizionali. Il suo governo ha adottato diverse misure controverse in materia di diritti delle persone LGBTQ+.
Tra queste figurano il divieto di modificare il sesso indicato sui documenti ufficiali, le restrizioni all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso e le leggi che limitano la diffusione nelle scuole di contenuti relativi all'omosessualità o alla transizione di genere.
Le organizzazioni per i diritti umani ritengono che queste misure abbiano contribuito a ridurre i diritti e la visibilità delle persone LGBTQ+ in Ungheria. Ora sperano che il nuovo contesto politico permetta riforme volte a ripristinare determinate tutele e libertà.
La marcia di Budapest è diventata dunque molto più di un semplice evento festivo: per molti partecipanti, simboleggia la volontà di difendere i diritti civili e di voltare pagina rispetto a un periodo segnato da restrizioni considerate discriminatorie.
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