Migliaia di migranti stanno cercando di lasciare il Sudafrica mentre il Paese si prepara a un'ondata di proteste anti-immigrazione previste per il 30 giugno. Questa situazione fa temere ulteriori violenze xenofobe, in un contesto già segnato da diversi attacchi mortali nelle ultime settimane.
A Durban, migliaia di cittadini malawiani si sono riversati in campi improvvisati in cerca di assistenza per lasciare il Paese. A Città del Capo, centinaia di zimbabwani hanno trascorso la notte fuori dal consolato, con i bagagli al seguito, nella speranza di essere rimpatriati prima della scadenza fissata dai gruppi di attivisti.
Secondo gli organizzatori delle manifestazioni, tutti i migranti senza documenti dovrebbero lasciare il Paese entro il 30 giugno, una scadenza che sta alimentando un clima di paura tra le comunità di immigrati. Molte delle persone intervistate hanno espresso il timore che le manifestazioni possano degenerare in violenza.
«Abbiamo paura perché non sappiamo mai cosa la gente abbia intenzione di farci. Non è normale aspettare e vedere cosa succederà», ha detto Ebrahim Moosa, un migrante di 37 anni in fila a Durban con la moglie e altre famiglie, alcune con bambini piccoli.
In risposta a questa situazione, le autorità sudafricane hanno aumentato la presenza di polizia in diverse città considerate sensibili. Il governo ha invitato alla calma e ha ribadito che nessuno deve farsi giustizia da sé. Il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato che le forze di sicurezza sono pronte a intervenire per mantenere l'ordine.
Le tensioni si stanno acuendo in un contesto di crescente sentimento anti-immigrazione nel Paese, dove diversi attacchi recenti hanno preso di mira gli stranieri. Anche le autorità dei Paesi limitrofi, tra cui Malawi, Mozambico e Zimbabwe, stanno faticando a organizzare il rimpatrio dei propri cittadini bloccati in questa crisi.
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