Si torna al punto di partenza per le zone a basse emissioni. Giovedì, il Consiglio costituzionale ha ribaltato la disposizione che le aveva abolite, ripristinando il quadro giuridico stabilito dalla legge "clima e resilienza" del 22 agosto 2021. Il risultato concreto: le zone a basse emissioni (LEZ) tornano a essere presenti nel panorama urbano interessato, con 43 zone individuate, e le restrizioni legate agli adesivi Crit'Air sono di nuovo pienamente applicate, secondo calendari stabiliti a livello locale.
I parlamentari avevano votato per l'abrogazione il 15 aprile, durante l'esame della cosiddetta legge di "semplificazione economica". All'epoca, si trattò di una vittoria politica per coloro che denunciavano un sistema considerato punitivo per le famiglie a basso reddito e per alcune professioni. Ma in politica, un voto non è sempre sufficiente. L'apparato istituzionale è onnipresente, a volte freddamente, spesso senza scrupoli.
Un solo "emendamento legislativo" e tutto cambia
Un "emendamento legislativo" e tutto cambia. Il Consiglio costituzionale ha abrogato l'articolo 37 del disegno di legge, quello che prevedeva l'eliminazione delle Zone a Basse Emissioni (LEZ). La motivazione addotta: la misura era stata introdotta senza un sufficiente collegamento con lo scopo e la struttura complessiva del disegno di legge iniziale. In altre parole, la disposizione era stata inserita nel posto sbagliato, nel veicolo giuridico sbagliato. E quando la procedura fallisce, la sostanza non regge e la disposizione contestata scompare dal testo definitivo.
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