Gli Stati membri dell'Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo per rafforzare le norme sul rimpatrio dei migranti irregolari. Il testo include diverse misure volte ad accelerare le espulsioni e, in particolare, offre ai paesi che lo desiderano la possibilità di creare centri di rimpatrio al di fuori del territorio europeo.
L'accordo autorizza quindi la creazione di strutture in paesi terzi per il trasferimento dei richiedenti asilo respinti prima del loro rimpatrio nel paese d'origine. Diversi Stati, tra cui Germania, Austria e Danimarca, stanno già valutando varie opzioni per ospitare questi centri.
Misure più severe per i deportati
Il testo prevede inoltre sanzioni più severe nei confronti dei migranti che si rifiutano di lasciare il territorio europeo. Le autorità potranno estendere alcuni periodi di detenzione e prolungare i divieti di rientro nell'Unione europea, che potrebbero arrivare a dieci anni, o addirittura a vent'anni in alcuni casi.
Questo segna una nuova svolta nella politica migratoria europea. I suoi sostenitori ritengono che migliorerà l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione, dato che attualmente solo circa un'espulsione su cinque viene effettivamente eseguita. Al contrario, diversi politici di sinistra e organizzazioni per i diritti umani denunciano questo inasprimento della politica, considerandolo contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale e alla tutela dei migranti.
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