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SOS Méditerranée denuncia le crescenti minacce libiche contro le navi di soccorso.

SOS Méditerranée denuncia le crescenti minacce libiche contro le navi di soccorso.
SOS Méditerranée denuncia le crescenti minacce libiche contro le navi di soccorso.

L'ONG SOS Méditerranée lancia l'allarme su un aumento degli episodi di violenza nel Mediterraneo centrale, attribuiti a gruppi armati libici, mentre il numero di morti su questa rotta migratoria è aumentato del 111% nei primi quattro mesi dell'anno.

Secondo SOS Méditerranée, le acque del Mediterraneo centrale sono diventate un ambiente "sempre più ostile" sia per i migranti che per coloro che tentano di soccorrerli. L'ONG umanitaria ha pubblicato lunedì un rapporto che descrive dettagliatamente una serie di incidenti avvenuti a giugno e luglio, durante i quali imbarcazioni "legate ad attori libici" si sono avvicinate ad alta velocità alle sue navi di soccorso o le hanno seguite per ore in acque internazionali.

Questi inseguimenti sono stati documentati in almeno sette occasioni. L'organizzazione segnala inoltre un "significativo aumento" di motoscafi non identificati, associati a vari gruppi armati libici, osservati mentre speronavano deliberatamente imbarcazioni con a bordo persone in difficoltà o eseguivano manovre che mettevano a repentaglio la vita.

Questa situazione ricorda un incidente avvenuto l'anno precedente, quando SOS Méditerranée accusò la guardia costiera libica di aver attaccato la sua nave, la Ocean Viking, in acque internazionali. Secondo quanto riferito, furono esplosi più di 100 colpi, mettendo in pericolo l'equipaggio e gli 87 migranti soccorsi a bordo. Da allora sono stati avviati procedimenti legali in Italia, Francia e Germania, ma l'ONG lamenta che "le autorità europee e nazionali sono rimaste in silenzio" e che "i responsabili dell'attacco non sono stati identificati". Chiede "un'indagine completa e indipendente".

SOS Méditerranée sottolinea la responsabilità dell'Unione Europea in questo deterioramento, ritenendo che la situazione sia aggravata "dall'estensione della cooperazione europea con gli attori libici in materia di deterrenza migratoria".

I dati pubblicati questo mese dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite confermano il peggioramento della situazione. Nei primi quattro mesi dell'anno, 821 persone sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo centrale, con un aumento del 111% rispetto allo stesso periodo del 2025. Allo stesso tempo, il numero di migranti che hanno tentato la traversata è diminuito del 46%, attestandosi a 8.577 arrivi, a causa di politiche migratorie europee più restrittive. Meno traversate, ma un forte aumento della mortalità: questo paradosso riflette la crescente pericolosità della rotta per coloro che, nonostante tutto, la intraprendono.

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