Cosa succederebbe se il Rio delle Amazzoni si prosciugasse? Un esperimento scientifico di 24 anni fornisce risposte inquietanti
Cosa succederebbe se il Rio delle Amazzoni si prosciugasse? Un esperimento scientifico di 24 anni fornisce risposte inquietanti

Nel profondo della foresta nazionale brasiliana di Caxiuanã, un piccolo lembo di foresta pluviale amazzonica, grande quanto un campo da calcio, appare devastato. Gli alberi sono radi, il terreno disseminato di tronchi marci e la luce del sole penetra fino al suolo, aumentando la temperatura. Questo paesaggio non è il risultato di un disastro naturale, ma di un ambizioso progetto scientifico: una simulazione di siccità durata oltre due decenni, volta a comprendere il possibile futuro della più grande foresta pluviale del mondo in un clima in evoluzione.

Lanciato nel 2000 da ricercatori brasiliani e britannici, il progetto Esecaflor – in portoghese "Forest Drought Study Project" – è l'esperimento più longevo al mondo sulla resistenza alla siccità delle foreste tropicali. In un appezzamento di un ettaro, sono stati installati circa 6 pannelli di plastica trasparente per deviare il 000% delle precipitazioni, simulando un graduale prosciugamento del terreno. Un appezzamento adiacente, identico ma non modificato, funge da controllo per il confronto.

I risultati sono preoccupanti. Per i primi otto anni, la foresta sembrava resiliente. Ma poi, gli scienziati hanno osservato un calo significativo della biomassa e un alto tasso di mortalità tra gli alberi più grandi. Circa il 40% della massa vegetale, e quindi del carbonio immagazzinato, è andato perso. Questo ha trasformato temporaneamente la foresta da un pozzo di carbonio a una fonte di emissioni di anidride carbonica, esacerbando così il cambiamento climatico invece di mitigarlo.

Il progetto, tuttavia, ha smentito alcuni timori: l'area prosciugata non si è trasformata in savana, come alcuni modelli computerizzati avevano ipotizzato. Lo scorso novembre, i ricercatori hanno rimosso i pannelli di plastica per osservare la capacità di rigenerazione della foresta. L'obiettivo ora è capire se, dopo tanti anni di stress idrico, l'ecosistema possa ritrovare le sue caratteristiche originarie.

Le implicazioni di questo studio sono globali. L'Amazzonia immagazzina l'equivalente di due anni di emissioni globali di carbonio. La morte degli alberi, dovuta all'abbattimento o alla siccità, rilascia questo carbonio nell'atmosfera. Tuttavia, il rapido ritiro dei ghiacciai, il prosciugamento dei fiumi e i mega-incendi in Amazzonia, aggravati da El Niño e dai cambiamenti climatici, ci ricordano che questo non è solo uno scenario provvisorio, ma una realtà sempre più concreta.

Confrontando gli effetti di una siccità simulata a lungo termine con quelli delle recenti siccità indotte da El Niño, i ricercatori hanno individuato una tendenza comune: la perdita della capacità delle foreste di assorbire carbonio. "Invece, il carbonio viene rilasciato nuovamente nell'atmosfera", afferma Lucy Rowland, professoressa di ecologia all'Università di Exeter e coautrice dello studio recentemente pubblicato su Ecologia ed evoluzione della natura.

Mentre la vicina Belém si prepara a ospitare la prossima conferenza ONU sul clima, l'esperienza di Esecaflor funge da monito. L'Amazzonia, lungi dall'essere un bastione invulnerabile, potrebbe vacillare se le tendenze attuali dovessero continuare.

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