Lindsey Graham, senatore repubblicano della Carolina del Sud e figura influente nella politica estera americana, è morto sabato sera a seguito di una malattia improvvisa. Era appena rientrato da Kiev, dove il giorno prima della sua scomparsa aveva incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Lindsey Graham, senatore repubblicano della Carolina del Sud e figura influente nella politica estera americana, è morto sabato sera a seguito di una malattia improvvisa. Era appena rientrato da Kiev, dove aveva incontrato il presidente ucraino. Volodymyr Zelensky il giorno prima della sua morte.

Il suo ufficio ha rilasciato una breve dichiarazione: "La famiglia del senatore Graham ringrazia per le preghiere in questo momento e chiede che la propria privacy venga rispettata durante questo periodo incredibilmente difficile". Non erano stati segnalati problemi di salute noti prima del suo viaggio in Ucraina.

Eletto al Senato nel 2002, Graham era una delle voci più rispettate a Washington sulle questioni di politica estera. Presiedeva la Commissione Bilancio del Senato e si era affermato, nel corso degli anni, come uno dei più costanti sostenitori di Donald Trump, nonostante i numerosi scontri avuti in passato con lui.

Il presidente degli Stati Uniti gli ha reso omaggio sui social media, definendolo un "vero patriota americano".

Graham ha sempre difeso il sostegno militare americano all'Ucraina. "Putin non si fermerà in Ucraina", dichiarò nel 2023. "Essere deboli in Ucraina significa perdere a Taiwan", aggiunse. Durante la sua ultima visita a Kiev, stava lavorando a una bozza di legge per imporre sanzioni alla Russia, che descrisse come un modo per dare "al presidente Trump gli strumenti per porre fine a questa guerra".

Riguardo al suo rapporto con Trump, Graham aveva tenuto a precisare il suo giudizio nel 2023: "C'è un lato oscuro in Donald Trump... ed è stato un ottimo presidente. Ma continuo a sostenerlo perché ho visto ciò che ha realizzato", citando la politica migratoria al confine meridionale, l'eliminazione del generale iraniano Qassem Soleimani e la nomina di giudici conservatori.

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