Prezzi dei prodotti alimentari: un rapporto mette in prospettiva le accuse tra distributori e produttori
Prezzi dei prodotti alimentari: un rapporto mette in prospettiva le accuse tra distributori e produttori

Il dibattito sui margini di profitto nell'industria alimentare ha ricevuto nuovo impulso con la pubblicazione del rapporto annuale dell'Osservatorio per la Formazione dei Prezzi e dei Margini dei Prodotti Alimentari (OFPM). Mentre distributori e produttori si accusano regolarmente a vicenda di essere responsabili dell'aumento dei prezzi, lo studio conclude che l'inflazione osservata negli ultimi anni deriva da una combinazione di fattori che interessano l'intera filiera agroalimentare.

Questo rapporto giunge a pochi giorni dalla pubblicazione di un documento del Senato che critica le pratiche delle grandi catene di distribuzione. Secondo i dati dell'OFPM (Osservatorio francese sulla gestione del commercio al dettaglio), il margine di profitto lordo medio delle catene di distribuzione ha raggiunto il 29,4% nel 2024, un modesto aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2023. L'organizzazione sottolinea, tuttavia, che tale margine non rappresenta il profitto dei rivenditori, in quanto viene utilizzato per finanziare stipendi, affitti, costi energetici e gestione dei punti vendita.

Inflazione distribuita tra tutti i giocatori

L'Osservatorio sottolinea che, durante lo shock inflazionistico del 2022 e del 2023, innescato dall'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, dell'energia, degli imballaggi e dei trasporti, i grandi rivenditori hanno assorbito parte di questi aumenti riducendo i propri margini per limitare l'impatto sui consumatori. Con il rallentamento dell'inflazione, hanno gradualmente ricostituito parte di questi margini nel 2023 e nel 2024, sebbene alcuni reparti, come quello della carne, del pesce e dei prodotti da forno, continuino a registrare perdite nette.

Il rapporto mostra inoltre che le aziende di trasformazione alimentare hanno registrato un andamento simile. I loro margini si sono contratti bruscamente durante il periodo di elevata inflazione, per poi riprendersi gradualmente nel 2023, grazie al miglioramento delle condizioni economiche ma anche al persistente aumento dei costi di produzione. Per l'OFPM, questi risultati dimostrano che l'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari non può essere attribuita a un singolo attore, ma deriva piuttosto da uno shock economico globale che ha colpito tutti gli anelli della catena di approvvigionamento.

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