"The Passage", diretto dal regista americano Brandt Andersen, uscirà nelle sale francesi l'8 luglio. Il film ripercorre il viaggio di diversi siriani in fuga dalla guerra civile nel 2015 per raggiungere l'Europa. La narrazione prende avvio da un flashback: Amira (Yasmine Al Massri), una dottoressa che vive a Chicago nel 2023, ricorda la sera del suo quarantesimo compleanno ad Aleppo, quando un bombardamento uccise tutti i membri della sua famiglia. Costretta a fuggire con la figlia Rasha (Massa Daoud), incontra diversi altri protagonisti le cui storie si intrecceranno: Mustafa (Yahya Mahayni), un soldato del regime che inizia a dubitare delle atrocità a cui partecipa; Marwan (Omar Sy), un cinico trafficante che sfrutta il campo profughi nella speranza di emigrare negli Stati Uniti con il figlio malato; Fathi (Ziad Bakri), un poeta pronto a tutto pur di portare la sua famiglia fuori da un campo in Turchia; e Stavros (Constantine Markoulakis), una guardia costiera greca tormentata dal peso di tutte le vite perse in mare. Il film è un'estensione del cortometraggio di Andersen Refugee (2020), che già vedeva la partecipazione di parte dello stesso cast.
Una struttura in cinque capitoli che crea suspense attorno al destino dei bambini
Il lungometraggio, della durata di 1 ora e 43 minuti, adotta una narrazione non lineare, suddivisa in cinque parti corrispondenti a cinque prospettive. Questa struttura mantiene la suspense attraverso transizioni scandite da colpi di scena e affronta in modo esaustivo le diverse sfaccettature della migrazione irregolare, dalla traversata in mare all'accoglienza in Europa. Il film dedica particolare attenzione alla difficile situazione dei bambini, che France Télévisions definisce "il gruppo che paga il prezzo più alto, indipendentemente dalla posizione dei genitori nella catena migratoria", citando i dati dell'Alleanza Internazionale per i Dati sui Bambini in Movimento, secondo i quali almeno 37 milioni di bambini figurano tra i 304 milioni di migranti internazionali registrati nel 2024. La fotografia, prevalentemente scura anche nelle scene con tonalità calde, sottolinea una sofferenza che il regista sceglie di rappresentare senza patetismo. Il film si apre con una citazione di Shakespeare tratta da Sir Thomas More sulla "triste sorte degli stranieri" ed esce pochi giorni dopo la visita di Papa Leone XIV a Lampedusa, il 4 luglio, durante la quale ha esortato i paesi europei a integrare meglio i migranti.
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