La FIFA sta affrontando critiche da parte di diverse parti interessate ai diritti sportivi dopo aver siglato una partnership commerciale con ExpressVPN per i Mondiali del 2026. L'azienda, specializzata in reti private virtuali, è pubblicizzata come sponsor ufficiale del torneo negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Il suo nome compare sui maxischermi a bordo campo durante la competizione.
La scelta di questo sponsor ha suscitato l'ira della Liga, di LFP Media e dell'Associazione per la Tutela dei Programmi Sportivi, che rappresenta le principali emittenti sportive francesi. ExpressVPN è stata oggetto di diverse sentenze in Francia relative alla lotta contro la pirateria delle trasmissioni sportive. I tribunali francesi hanno ordinato ai fornitori di VPN, tra cui ExpressVPN, di bloccare l'accesso ai siti web che trasmettono illegalmente eventi sportivi.
La Liga scrive a Gianni Infantino
Javier Tebas, presidente della Liga, ha inviato una lettera a Gianni Infantino denunciando l'accordo tra FIFA ed ExpressVPN. In questa lettera, il capo del calcio professionistico spagnolo fa riferimento a una denuncia formale contro questa partnership e ritiene che l'accordo sia "chiaramente incompatibile con i principi di tutela dei diritti audiovisivi del calcio".
La Liga accusa la FIFA di associare la Coppa del Mondo a un'azienda i cui servizi possono aggirare i blocchi sui siti web illegali. Javier Tebas sostiene che questa partnership invia "Un messaggio disastroso per l'intero ecosistema calcistico" e che conferisce una forma di legittimità a un'azienda condannata in procedimenti relativi all'accesso a contenuti piratati.
LFP Media e le emittenti francesi prendono posizione.
In Francia, l'APPS ha anche scritto alla FIFA per esprimere il suo "profonda preoccupazione" A seguito della firma del contratto con ExpressVPN, l'associazione agisce in particolare su richiesta di LFP Media, la società commerciale della Lega Calcio Professionistica. La questione è delicata per la LFP, che mira a tutelare il valore dei diritti di trasmissione della Ligue 1, dato che la sua piattaforma Ligue 1+ è destinata a gestire le trasmissioni del campionato.
Xavier Spender, direttore di APPS, critica ExpressVPN per non aver implementato una strategia di blocco ritenuta efficace in Francia. Sostiene che l'azienda "non ha implementato alcuna misura di blocco efficace in Francia e ha sistematicamente contestato le nostre legittime richieste di applicazione della legge"..
Sentenze giudiziarie già emesse in Francia
I tribunali francesi hanno già ordinato a diversi provider di VPN, tra cui ExpressVPN, NordVPN, CyberGhost, Surfshark e Proton, di bloccare i nomi di dominio associati a siti di streaming sportivo illegali. Una sentenza emessa nel maggio 2025 ha preso di mira specificamente 203 nomi di dominio collegati alla trasmissione non autorizzata di eventi sportivi.
Altre decisioni hanno aumentato la pressione sulle VPN, in un contesto in cui emittenti e leghe professionistiche cercano misure di blocco più rapide ed efficaci. La pirateria sportiva rimane un grave problema finanziario per i detentori dei diritti, in particolare nel calcio, dove lo streaming illegale indebolisce i ricavi di canali, piattaforme e competizioni.
La FIFA difende il suo accordo
In risposta alle critiche, la FIFA sostiene di aver effettuato i controlli necessari prima di siglare l'accordo con ExpressVPN. L'organo di governo afferma di aver esaminato le potenziali conseguenze della partnership e di aver adottato misure per garantire che l'accordo non comprometta gli sforzi dei detentori dei diritti e delle parti interessate impegnate nella lotta alla pirateria.
La Liga e APPS chiedono ora alla FIFA di garantire che il suo sponsor adotti tutte le misure necessarie per impedire che i suoi servizi facilitino l'accesso a contenuti illegali. Il disaccordo mette l'organo di governo del calcio mondiale in una posizione delicata: da un lato, apprezza un partner commerciale legato alla sicurezza informatica, dall'altro, diverse parti interessate nel mondo del calcio professionistico lo accusano di minare la tutela dei diritti audiovisivi.