Venerdì la Turchia ha annunciato una serie di nuove misure contro Israele, nel contesto della guerra in corso a Gaza. Il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato al parlamento che Ankara sta ora vietando alle navi israeliane di accedere ai suoi porti e, di conseguenza, alle navi turche di utilizzare i porti israeliani. Sono state inoltre imposte restrizioni mirate ad alcuni velivoli in ingresso nello spazio aereo turco.
Questi annunci formalizzano misure già parzialmente implementate nelle ultime settimane. Fonti marittime avevano indicato che le autorità portuali turche stavano ora richiedendo agli spedizionieri marittimi di fornire lettere che garantissero che le navi non avessero legami con Israele e non trasportassero carichi militari o pericolosi diretti nel Paese.
"Abbiamo completamente interrotto i nostri scambi commerciali con Israele, abbiamo chiuso i nostri porti alle navi israeliane e non permettiamo alle navi turche di attraccare nei porti israeliani", ha affermato Fidan, giustificando questa decisione con la portata degli attacchi israeliani a Gaza.
La Turchia accusa Israele di aver commesso un genocidio nell'enclave palestinese, un'accusa respinta da Tel Aviv. Ankara ha già sospeso tutti gli scambi commerciali con Israele e chiede alla comunità internazionale di adottare misure decise, esortando le principali potenze a porre fine al loro sostegno al governo di Benjamin Netanyahu.
Queste restrizioni rafforzano l'isolamento diplomatico ed economico di Israele nella regione, confermando al contempo l'allineamento della Turchia a una linea sempre più dura nel conflitto di Gaza. Dimostrano inoltre la volontà di Ankara di utilizzare la propria influenza economica e strategica per aumentare la pressione internazionale.