Le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco martedì per disperdere due gruppi di manifestanti contrapposti nella città costiera di Latakia, cuore della comunità alawita del Paese. Secondo testimoni e funzionari locali, gli scontri sono scoppiati quando i due gruppi, ciascuno con richieste contrastanti, si sono trovati faccia a faccia in un clima di estrema tensione.
La regione, storicamente roccaforte della minoranza alawita, sta attraversando un periodo particolarmente instabile dopo il rovesciamento di Bashar al-Assad lo scorso anno, a seguito di una massiccia offensiva dei ribelli. La caduta dell'ex leader, egli stesso appartenente a questa minoranza, ha profondamente sconvolto l'equilibrio politico del Paese, ora governato da un governo a maggioranza sunnita.
Dal cambio di potere, la Siria è stata regolarmente scossa da episodi di violenza settaria alimentati da rivalità religiose e risentimento represso. A Latakia, queste tensioni si sono cristallizzate attorno a manifestazioni rivali, ciascuna accusata dall'altra di minacciare la stabilità della regione. Le forze di sicurezza sono intervenute per impedire uno scontro diretto, usando, a quanto pare, armi da fuoco per disperdere la folla.
Le autorità non hanno ancora reso noto il bilancio ufficiale delle vittime, ma i testimoni temono che gli scontri a fuoco abbiano causato feriti. Quest'ultima ondata di violenza illustra le sfide che il governo deve affrontare nel tentativo di stabilizzare un Paese che rimane profondamente diviso. Le tensioni settarie rimangono elevate e gli osservatori temono che tali incidenti possano riaccendere un ciclo di violenza difficile da contenere.