In occasione della Coppa del Mondo FIFA 2026, Ophélie Meunier presenta Gli strateghiUna raccolta di interviste esclusive dedicate ai protagonisti del calcio mondiale. Per questo quarto episodio, la conduttrice intervista Steve Mandanda, l'iconico portiere dell'Olympique Marsiglia e campione del mondo con la nazionale francese nel 2018. L'intervista ripercorre le scelte, i momenti chiave, le fasi decisive e le prove che hanno segnato la carriera dell'ex portiere della nazionale. Il format, ispirato al gioco degli scacchi, mette in luce le decisioni prese prima del fischio d'inizio, lontano dal frastuono degli stadi e dai trofei.
OM, il club che ha segnato la sua vita
Steve Mandanda parla del suo profondo legame con l'Olympique de Marseille, il club di cui è diventato una delle figure più importanti. L'intervista ripercorre il suo arrivo all'OM, un momento cruciale della sua carriera, e il ruolo unico che ha ricoperto nella storia recente del club. Portiere di riferimento, capitano e figura rispettata nello spogliatoio, Mandanda ha incarnato una forma di leadership discreta. La sua ascesa a Marsiglia si è costruita nel tempo, sotto la costante pressione di standard elevatissimi e la necessità di mantenere un livello di prestazioni costante stagione dopo stagione.
Una finale ad alta intensità emotiva
L'episodio ripercorre anche la sua ultima partita con lo Stade Rennais, giocata contro il Marsiglia. Questo momento assume un significato particolare nel racconto di Mandanda: si ritrova ad affrontare il club che ha plasmato la sua vita professionale e personale. Questo incontro simboleggia il peso di una carriera segnata da diverse identità ben definite: quella del giocatore dell'OM, quella del portiere della nazionale francese e quella dell'atleta che deve accettare transizioni, partenze e la graduale fine di un'era.
La nazionale francese, dal titolare al numero due
Steve Mandanda riflette anche sul suo ruolo particolare nella nazionale francese. Portiere di alto livello da lungo tempo, ha dovuto affrontare una forte concorrenza, in particolare da parte di Hugo Lloris. L'intervista esplora questa situazione specifica: quella di un titolare diventato il secondo portiere, in una squadra dove ogni posto conta e dove la gerarchia richiede una certa accettazione. Mandanda discute di cosa comporti questa situazione a livello mentale, atletico e personale.
Gli infortuni che hanno cambiato la sua traiettoria
Il portiere si confida riguardo agli infortuni che hanno segnato la sua carriera. Uno di questi, in particolare, gli ha impedito di partecipare a un Mondiale. Questa riflessione mette in luce la fragilità di una carriera sportiva, anche ai massimi livelli, dove un infortunio può alterare la selezione di un giocatore, il suo slancio e il suo posto nella storia. Mandanda parla anche della costanza necessaria per tornare in campo, mantenere le prestazioni e preservare il proprio livello nonostante le battute d'arresto. La sua carriera appare quindi come una successione di decisioni, ritorni e adattamenti.
La vittoria ai Mondiali del 2018
Campione del mondo nel 2018 con la nazionale francese, Steve Mandanda riflette su questo importante titolo. Questo trionfo rappresenta uno dei momenti più alti della sua carriera internazionale. L'intervista colloca questa vittoria nel contesto del suo percorso personale: quello di un portiere che ha sperimentato le esigenze del massimo livello, le aspettative che circondano la nazionale, la competizione interna e la forza di un gruppo capace di arrivare fino in fondo in un Mondiale.
Florian Thauvin, una forte amicizia
Steve Mandanda ha parlato anche della sua amicizia con Florian Thauvin. I due hanno condiviso momenti significativi, in particolare a Marsiglia e con la nazionale francese. Questo rapporto occupa un posto importante nella storia di Mandanda e sottolinea l'importanza dei legami umani nella carriera di un calciatore, al di là delle partite, dei trasferimenti e dei risultati.
Suo figlio Sacha, una luce guida nelle sue scelte
L'intervista tocca anche il ruolo di suo figlio Sacha nelle sue decisioni. Mandanda spiega l'importanza della sua famiglia nelle scelte di carriera e come immagina il futuro. Questo aspetto aggiunge una dimensione più personale al suo percorso. Oltre al portiere, al capitano e al campione del mondo, l'episodio mette in luce l'uomo che si trova ad affrontare decisioni che hanno un impatto anche sulla sua vita familiare.
Depressione post-carriera
Steve Mandanda parla per la prima volta della depressione che ha vissuto dopo il ritiro dal calcio. Racconta la difficoltà di reinventarsi dopo la carriera agonistica, quando scompaiono i punti di riferimento familiari che hanno scandito un'intera vita: gli allenamenti, gli spogliatoi, le competizioni, i gol, l'adrenalina delle partite. Questa parte è uno dei momenti più toccanti dell'intervista. Mette in luce una realtà spesso trascurata: la fine di una carriera sportiva non è semplicemente voltare pagina. Può anche inaugurare un periodo di dubbi, vuoto e ricostruzione.