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Inchiesta della radiotelevisione pubblica: il rapporto di Charles Alloncle verrà insabbiato? Risposta il 27 aprile.

A seguito della conclusione delle audizioni, l'inchiesta parlamentare sulla neutralità, il funzionamento e il finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo entra nella sua fase più delicata. Istituita il 28 ottobre 2025 su iniziativa del gruppo UDR, nell'ambito del suo diritto di avviare procedimenti, è presieduta da Jérémie Patrier-Leitus (Orizzonti) e dovrà presentare le sue conclusioni entro il termine di sei mesi previsto dalla legge. 

Il culmine dei lavori si raggiungerà il 27 aprile, quando i membri della commissione voteranno sulla pubblicazione della relazione finale redatta dal deputato Charles Alloncle, membro del partito UDR, alleato del Raggruppamento Nazionale. Fino ad allora, il relatore ha circa due settimane per finalizzare le sue conclusioni e formulare le sue proposte di cambiamento, comprese quelle legislative. Ha inoltre accennato alla possibile inclusione di un disegno di legge sulla radiotelevisione pubblica nella giornata riservata al suo gruppo all'Assemblea Nazionale il 25 giugno. 

Un rapporto che può essere consultato in tutta riservatezza prima del voto.

Prima della votazione, il documento sarà a disposizione dei commissari per la consultazione dal 22 al 24 aprile, in una sala dedicata, senza accesso telefonico e nel rispetto della più rigorosa riservatezza. I 31 membri chiamati a votare rispecchiano la composizione politica dell'Assemblea nazionale; l'istituzione precisa inoltre che una commissione d'inchiesta è composta da un massimo di 31 membri e deve rispecchiare il pluralismo della camera. 

L'esito della votazione rimane incerto. Ma il relatore ha già dichiarato che “Questo rifiuto darebbe ancora più risalto a tutto ciò che è stato rivelato e getterebbe un velo di sospetto sulla loro complicità istituzionale e sistemica in questi abusi.” della radiodiffusione pubblica. 

Cosa cambierebbe concretamente un rifiuto

La posta in gioco a livello istituzionale è alta. Se la proposta venisse respinta, i risultati non potrebbero essere resi pubblici a nome della commissione d'inchiesta. Le trascrizioni delle audizioni, i documenti presentati e altro materiale verrebbero quindi archiviati, senza pubblicazione né dibattito pubblico, in conformità con le norme stabilite dall'Assemblea nazionale. 

Il regime giuridico è particolarmente severo. L'articolo 6 dell'ordinanza del 17 novembre 1958 prevede che chiunque, per venticinque anni, divulghi o pubblichi informazioni relative all'attività non pubblica di una commissione d'inchiesta, sia soggetto alle pene previste dall'articolo 226-13 del codice penale, ossia un anno di reclusione e una multa di 15.000 euro. 

Si tratta di rari precedenti, ma un compromesso è ancora possibile.

Un rifiuto sarebbe eccezionale. I casi più frequentemente citati risalgono al 2015, con l'inchiesta parlamentare sulla riduzione dei finanziamenti ai comuni, e al 2011, con l'inchiesta sui meccanismi di finanziamento dei sindacati dei datori di lavoro e dei dipendenti. L'Assemblea nazionale sottolinea inoltre che, in assenza di una relazione approvata, i documenti di un'inchiesta parlamentare vengono archiviati e non possono essere resi pubblici. 

Tra la pubblicazione diretta e il rifiuto, esiste una fase intermedia. I membri del Parlamento possono esprimere il loro dissenso allegando le proprie posizioni alla sezione intitolata "contributi di gruppi o membri", mentre il presidente della commissione può redigere una prefazione separata. Lo stesso Jérémie Patrier-Leitus ha aperto la porta a una soluzione negoziata, dichiarando su RTL che“Dovremo discutere con il relatore per raggiungere una qualche forma di compromesso.” 

Una possibile pubblicazione all'inizio di maggio.

Se la relazione verrà approvata il 27 aprile, la sua pubblicazione non sarà immediata. Secondo la tempistica stabilita dopo le audizioni, potrebbe essere resa pubblica almeno cinque giorni dopo la votazione, ovvero durante la settimana del 4 maggio. Continua…

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