L'Australia protesta contro TikTok e Instagram per il divieto imposto ai minori di 16 anni.
L'Australia protesta contro TikTok e Instagram per il divieto imposto ai minori di 16 anni.

Martedì 31 marzo, l'autorità australiana per la sicurezza online ha avviato un'indagine su diverse aziende tecnologiche sospettate di non aver applicato correttamente il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni. Questa norma, adottata nel dicembre 2025, ha reso l'Australia un banco di prova globale per una questione delicata e complessa: la protezione dei minori e della loro salute mentale dalle app fin troppo abili nel catturare l'attenzione. Il messaggio è chiaro, quasi diretto: l'era dei gentili richiami sta per finire.

Parlando al microfono, la responsabile dell'autorità di regolamentazione, Julie Inman Grant, non ha nascosto la sua irritazione. Ha espresso preoccupazione per il fatto che alcune aziende "potrebbero non fare abbastanza per conformarsi alla legge australiana" e ha sollevato "serie preoccupazioni" riguardo a Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Anche il tono è cambiato: l'autorità di regolamentazione sta ora "adottando una posizione di controllo". In altre parole, non si parla più di buone intenzioni, ma si valutano i risultati.

Le piattaforme sono invitate a dimostrare di saper dire di no.

Il punto debole di tutte queste leggi rimane: chi verifica l'età e come? In Australia, la responsabilità ricade sulle piattaforme stesse, che sono tenute a escludere i minori senza trasformare la registrazione in un interminabile processo burocratico. Alcune promuovono l'intelligenza artificiale, stimando l'età dalle foto, mentre altre richiedono la presentazione di un documento d'identità. Sulla carta, sembra tutto a posto. In realtà, il vero valore di un sistema emerge quando si scontra con la creatività di un adolescente e con gli interessi economici di un'app che prospera grazie al numero di utenti.

Questa volta, la posta in gioco è di milioni e in termini di immagine pubblica. Se violano la legge, le aziende rischiano multe superiori a 25 milioni di euro, con "conseguenze crescenti", come ha avvertito Julie Inman Grant, soprattutto per la loro reputazione presso governi e consumatori. La situazione è seguita con attenzione all'estero: l'Indonesia ha già annunciato mandati di comparizione per Meta e Google per "inosservanza" di un divieto simile, e in Francia il Senato sta discutendo una restrizione per i minori di 15 anni. L'Australia sta mettendo alla prova la solidità delle promesse digitali e il resto del mondo osserva per vedere se, questa volta, la norma resisterà agli algoritmi.

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