I tribunali hanno condannato il sistema di assicurazione sanitaria francese per essersi rifiutato di finanziare una procedura di transizione di genere coperta dalla legge. Il tribunale di Bobigny ha ordinato alla CPAM di Seine-Saint-Denis di rimborsare oltre 5 euro a un assicurato, riconoscendo a lui e a un secondo ricorrente 300 euro di risarcimento per le perdite subite. La controversia si basava sul rifiuto di coprire una mastectomia nell'ambito di una transizione di genere, sebbene la procedura rientrasse nell'ambito di una patologia di lunga durata (ALD), garantendo il rimborso al 6%. Per giustificare il rifiuto, la cassa aveva richiesto almeno due anni di monitoraggio psichiatrico ed endocrinologico, facendo riferimento a un protocollo risalente al 000. Tuttavia, tale documento è stato successivamente ritenuto obsoleto dall'Alta Autorità per la Salute e formalmente respinto dalle autorità mediche dell'assicurazione sanitaria.
Una giurisprudenza che potrebbe essere una pietra miliare
Il tribunale ha ribadito l'illegittimità di tali requisiti, ritenendoli contrari al diritto alla privacy e al divieto di discriminazione, garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ha inoltre messo in discussione l'incoerenza nazionale nelle decisioni di rimborso, evidenziando l'incapacità del Fondo nazionale di assicurazione malattia di armonizzare le pratiche tra le sue sedi locali. Oltre a riconoscere il danno individuale, questa decisione evidenzia una constatazione più ampia: gli assicurati non vengono trattati equamente a seconda del loro luogo di residenza. Affidandosi a un protocollo ritenuto obsoleto e richiedendo documenti giustificativi ritenuti illegittimi, l'organizzazione è venuta meno ai propri obblighi. Per le associazioni coinvolte in questi casi, questa decisione potrebbe costituire un precedente. Sono in corso altre controversie, in particolare a Grenoble, dove è prevista un'udienza il 4 dicembre.