Ogni anno, in Francia nascono alcune centinaia di bambini in condizioni di anonimato, 441 nel 2023. Un numero modesto, ma un problema che continua a riemergere come un'onda che si infrange contro lo scoglio della legge. Un rapporto del Consiglio nazionale per l'adozione e del Consiglio nazionale per l'accesso alle origini personali, atteso a breve sul tavolo del governo, propone di "riequilibrare" un sistema che tutela l'anonimato delle madri ma che spesso lascia i bambini di fronte a una porta chiusa quando cercano le proprie radici.
L'idea, sulla carta, è semplice: mantenere la possibilità per una donna di non avere contatti con il figlio, senza che questo desiderio sia sufficiente a precluderle, a volte per sempre, l'accesso alla propria identità e alla propria storia personale.
Verso un sistema "riservato" di stampo tedesco, sotto l'occhio vigile del giudice.
Il documento propone di adottare un modello di "nascita riservata", ispirato al sistema tedesco, con una procedura più strutturata. Se la madre desidera mantenere il segreto, dovrà comunicarlo quando il bambino avrà 12 anni, e a quel punto saranno i tribunali a decidere, anziché lasciare che la bilancia penda esclusivamente a favore dell'anonimato. A 13 anni, il bambino potrà richiedere di conoscere le proprie origini, con il consenso di chi detiene la potestà genitoriale e dopo un colloquio obbligatorio con uno psicologo, mentre verrà fornito un supporto più consistente a tutte le parti coinvolte, dalla madre biologica ai genitori adottivi.
Il rapporto si spinge oltre: regolamenta i test del DNA nella ricerca delle origini ed elimina la possibilità di opporsi alla revoca dell'anonimato dopo la morte. Rimane tuttavia un delicato equilibrio, tipicamente francese, tra la tutela delle donne in difficoltà e il diritto del bambino a conoscere la propria storia: un dibattito che sicuramente riemergerà non appena il governo deciderà se tradurre queste raccomandazioni in riforme.
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