Un iPhone è rassicurante. Il dispositivo è elegante, sicuro, sfoggia il logo Apple ed è pubblicizzato come una cassaforte tascabile. Tuttavia, negli ultimi mesi, i ricercatori di sicurezza informatica hanno scoperto una realtà meno rassicurante: le vulnerabilità di iOS sono state sfruttate per compromettere i dispositivi senza che i proprietari si accorgessero di nulla, semplicemente navigando su un sito web tramite un browser mobile.
Mercoledì 18 marzo, questi esperti hanno descritto un formidabile meccanismo, ora corretto: l'infezione non richiedeva né il clic frenetico su un pulsante sospetto né l'installazione di un'applicazione sconosciuta. Era sufficiente visitare una pagina web dannosa. Le analisi, corroborate da diversi operatori del settore, indicano che gli iPhone presi di mira utilizzavano versioni obsolete di iOS, comprese tra iOS 18.4 e 18.7, un intervallo abbastanza ampio da interessare anche gli utenti che rimandano gli aggiornamenti, per pigrizia o per eccessiva cautela.
Al centro della questione c'è una catena di exploit integrata in un toolkit chiamato "DarkSword", identificato dal team di Lookout. Una volta aperta la porta, lo strumento si attiverebbe per sottrarre dati sensibili: password salvate, foto, messaggi SMS, registri delle chiamate, cronologia di navigazione e di geolocalizzazione, per non parlare dei contenuti collegati ad app di messaggistica come Telegram o WhatsApp. Il tipo di dati che trasforma un telefono in un diario aperto sul tavolo del salotto.
DarkSword, la cassetta degli attrezzi che sta in tasca
Ciò che colpisce è la portata industriale del fenomeno. Secondo i ricercatori, le vulnerabilità sono state sfruttate da diversi soggetti almeno dal novembre 2025. Un sito web malevolo, mirato agli utenti internet sauditi, si presentava come una risorsa per gli utenti di Snapchat, un classico stratagemma per attirarli senza destare sospetti. Altre operazioni, rilevate in Malesia e Turchia, sono attribuite a un cliente statale non identificato di PARS Defense, un'azienda turca che vende strumenti di sorveglianza.
Anche l'Ucraina è finita nel mirino, attraverso siti web malevoli che prendono di mira il pubblico ucraino, in una campagna attribuita a un gruppo russo. Questa scoperta giunge dopo un rapporto di Google su "Coruna", una tecnica descritta come simile e attribuita, tra gli altri, allo stesso gruppo russo contro obiettivi ucraini. Il messaggio è chiaro: l'ecosistema Apple non è un rifugio sicuro; è un terreno di caccia come un altro quando sono coinvolte forze statali o sostenute dallo Stato.
Apple, dal canto suo, rilascia regolarmente patch e insiste su un semplice consiglio: mantenere iOS aggiornato. Sulla carta, è igiene digitale; in pratica, è una disciplina, quasi una routine, dato che gli attacchi diventano sempre più sofisticati. Rimane l'impressione persistente che la sicurezza dei consumatori dipenda ormai da un singolo dettaglio, una versione, un aggiornamento ritardato... e che il prossimo attacco sia già in agguato.

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