Via l'acronimo Ehpad, spazio a "Maisons France Autonomie" (Case Autonome di Francia). Il governo prevede di rinominare, entro il 2027, le strutture residenziali per anziani non autosufficienti, con una semplice promessa sulla carta: parlare di vecchiaia in modo diverso. La Ministra delegata per l'Autonomia e le Persone con Disabilità, Camille Galliard Minier, promuove un approccio "positivo" all'invecchiamento, enfatizzando ciò che rimane – l'autonomia – piuttosto che ciò che la erode – la dipendenza.
Dietro il rebranding, il governo cerca anche di riprendere il controllo di un settore danneggiato dagli scandali, primo fra tutti quello di Orpea, e appesantito da una crisi di attrattività ormai non più celata. Carenza di personale, elevato turnover, team esausti, preoccupazioni familiari e perdite finanziarie per alcune strutture… Il lettore ne è consapevole, e i professionisti ancor di più. Il cambio di nome è un modo per mandare un segnale, un tentativo di conciliare un nuovo nome con una realtà diventata troppo pesante da sopportare.
Un'etichetta per voltare pagina, senza nascondere la realtà
Camille Galliard Minier auspica la creazione di luoghi "dove gli anziani desiderino vivere e i professionisti vogliano lavorare". L'idea dichiarata è quella di trasformare strutture talvolta percepite come chiuse in "case aperte al mondo esterno", più integrate nella vita locale, con l'atmosfera di uno spazio abitativo piuttosto che di un corridoio medicalizzato. La parola "Francia", spiega la ministra, si riferisce a una mobilitazione nazionale di fronte all'imminente cambiamento demografico, come se la questione dell'invecchiamento stesse finalmente diventando una questione che riguarda l'intero Paese e non solo le famiglie.
Il punto cruciale, quello che trascende gli slogan, rimane: cosa cambierà concretamente per i residenti e per coloro che si prendono cura di loro quotidianamente? I criteri per l'assegnazione del marchio dovranno essere elaborati in collaborazione con professionisti e anziani, a seguito di incontri tematici incentrati su sei priorità, che spaziano dalla prevenzione dell'invecchiamento non sano alla promozione delle professioni di assistenza domiciliare, dalla diversificazione delle opzioni di alloggio condiviso al sostegno dei caregiver. Si prevede che questi criteri vengano presentati alla conferenza nazionale sull'autonomia, in programma a settembre.
Nei corridoi di queste strutture, molti attendono soprattutto misure concrete, non solo un nuovo cartello all'ingresso. Le critiche si ripetono: cambiare il nome non riempie gli orari, non riduce le spese a carico dei pazienti e non crea posti di lavoro per gli operatori sanitari. L'obiettivo politico è chiaro: restituire significato e fiducia. Ma ciò che accadrà in seguito dipenderà dalle risorse, dalla supervisione e dalla capacità di mantenere la promessa di una vecchiaia dignitosa, visibile e accettata dalla società.
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