Donald Trump ha fatto un ritorno straordinario domenica sera agli US Open di New York. Il presidente americano, invitato da Rolex ad assistere alla finale maschile tra Immagine segnaposto Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, scatenavano un coro di fischi ogni volta che apparivano sui maxi schermi dell'Arthur Ashe Stadium.
Ancora prima dell'inizio della partita, il suo arrivo causò un ritardo di mezz'ora a causa dei controlli di sicurezza intensificati imposti dai Servizi Segreti. Di conseguenza, si formarono lunghe file all'esterno e migliaia di spettatori frustrati non riuscirono a raggiungere i loro posti prima del calcio d'inizio. "Ringraziamo i tifosi per la loro pazienza", riconobbero i Servizi Segreti, ammettendo che la sicurezza presidenziale aveva gravato pesantemente sull'organizzazione.
Una presenza divisiva
Indossando un abito scuro e la sua caratteristica cravatta rossa, Trump è apparso brevemente prima dell'inno nazionale, scatenando una serie di fischi amplificati da un sorriso ironico rivolto al pubblico. Dopo il primo set, ha alzato il pugno in risposta ai fischi. Tuttavia, nessun incidente di rilievo ha interrotto la partita, poiché gli organizzatori hanno chiesto alle emittenti televisive di limitare la diffusione di tali "disturbi fuori dal campo".
La visita fa parte di una serie di apparizioni sportive che Trump ha apprezzato da quando è tornato alla Casa Bianca: Super Bowl, Daytona 500, tornei di MMA, campionati di wrestling universitari e Coppa del Mondo per Club. Le reazioni variano a seconda del luogo, da applausi entusiastici a forti fischi.
Rolex e la controversia sui dazi
L'invito di Rolex non è passato inosservato. Trump ha imposto pesanti dazi sulle importazioni svizzere, colpendo duramente l'industria orologiera. La Casa Bianca non ha commentato lo strano paradosso di un presidente che accetta l'ospitalità di un marchio straniero pesantemente tassato dalla sua stessa politica commerciale.
Nato nel Queens, la città natale del torneo, Trump aveva a lungo frequentato gli US Open come magnate immobiliare e star televisiva prima di essere fischiato nel 2015, all'inizio della sua carriera politica. Dieci anni dopo, il suo ritorno conferma che rimane, anche nella sua città natale, una figura tanto onnipresente quanto divisiva.