Questa mattina su Franceinfo, Laurent Wauquiez Ha tirato fuori il megafono: ha detto che stava "lanciando l'allarme" contro l'"avventatezza" di una destra che si sta frammentando con l'avvicinarsi del 2027. Il presidente dei deputati di LR (Les Républicains) sta spingendo per le primarie per selezionare un unico candidato, altrimenti il secondo turno potrebbe trasformarsi in una trappola, un duello tra La France Insoumise (LFI) e il Rassemblement National (RN). "Non ci rendiamo conto della responsabilità che avremmo" se lasciassimo che i francesi "scegliessero tra l'RN e Jean-Luc Mélenchon", ha insistito, sottolineando anche che il leader di La France Insoumise è spesso sottovalutato nei sondaggi.
In questa sequenza, Wauquiez inserisce anche un riconoscimento interno: Bruno Retailleau è, secondo lui, il "candidato legittimo" dei Repubblicani, avendo ricevuto il sostegno di "poco meno di 40.000 attivisti", assicurando al contempo che non si candiderà nel 2027 e che le recenti controversie interne al partito sono "finite".
Il rischio di un secondo round senza il diritto
Il leader del gruppo della Destra Repubblicana all'Assemblea Nazionale punta soprattutto alla frammentazione: "Quasi ogni settimana abbiamo un nuovo candidato" a destra, ha osservato, e l'immagine parla da sé, un mosaico che si sta sgretolando prima ancora di essere posato. Le sue primarie ideali sarebbero ampie, spaziando dal sostenitore di Macron Gérald Darmanin a Sarah Knafo (Reconquête!), a dimostrazione che è meno interessato alle affiliazioni di partito che ai calcoli elettorali, con nomi come Édouard Philippe, Xavier Bertrand e David Lisnard, già lanciato con Nouvelle Énergie, anch'essi nel suo mirino.
Gabriel Attal, dal canto suo, è stato messo da parte perché "non condivideva lo stesso progetto politico". Wauquiez ha criticato l'idea di "unire la sinistra e la destra", una coalizione che, a suo avviso, non fa progredire il Paese "con vigore". Ciononostante, l'appello all'unità, all'interno di una famiglia politica segnata dalla debacle del 2022, apre una battaglia sottile ma reale: la battaglia sui tempi, sulle regole e sull'arbitro, ancor prima delle elezioni stesse.
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