Questa volta, a candidarsi è un parlamentare di Yvelines, una regione più tradizionalmente legata ai partiti di destra. Benjamin Lucas-Lundy, 35 anni, eletto per Génération.s nell'ottava circoscrizione, ha annunciato il 14 maggio la sua candidatura alle primarie di sinistra e verdi previste per l'11 ottobre, con l'obiettivo di selezionare un fronte unitario per il 2027, escludendo La France Insoumise. Precedentemente membro del Partito Socialista prima di aderire al movimento fondato da Benoît Hamon, afferma di voler "portare il grido di rabbia e il grido di speranza della generazione del Nuovo Fronte Popolare". Su TF1, il parlamentare ha pronunciato un messaggio attentamente studiato per fare presa su chi è preoccupato per il panorama politico: una paura "panica" dell'ascesa al potere dell'estrema destra, la promessa di una società "libera da pesticidi" e discriminazioni, e una dichiarata fiducia nel progresso e nella giustizia sociale. Il cast si allarga: dopo Marine Tondelier, Clémentine Autain, François Ruffin e Lydie Massard, Lucas-Lundy diventa il quinto a dichiararsi, con l'idea, anche lei, di esistere in mezzo alle grandi macchine.
Un'elezione primaria già indebolita dalle manovre politiche
Il problema è che la corsa potrebbe imboccare una strada scivolosa. Lo svolgimento stesso delle primarie sembra compromesso dopo l'abbandono della leadership del Partito Socialista da parte di Boris Vallaud, un episodio che rivela un partito ancora incapace di decidere tra azione collettiva e ripiegamento su se stesso. François Hollande, il cui nome aleggia nelle discussioni sul 2027, ha già chiuso definitivamente la porta: "Non ci saranno primarie... è finita". Le primarie assomigliano a un grande mercato dove tutti si presentano per prenotare il proprio posto prima ancora di verificare se la tenda verrà effettivamente allestita. François Ruffin, dal canto suo, ha avvertito che si candiderà a prescindere, forte di "100.000 firme in 15 giorni" e già impegnato nella ricerca dei 500 endorsement, con tanto di frecciata agli "apparatchik" socialisti. La sinistra non-melenchonista è alla ricerca di un manuale d'uso, combattuta tra la nostalgia per le primarie passate e il timore di ripetere le stesse divisioni, mentre il tempo stringe e le elezioni non aspettano nessuno.
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