L'energia, il punto debole persistente dell'Europa @wikipedia commons
L'energia, il punto debole persistente dell'Europa @wikipedia commons

A un anno dalla presentazione del rapporto Draghi, che metteva in guardia dall'impatto dei costi energetici sulla competitività industriale, l'Europa fatica ancora a trovare un equilibrio. Ursula von der Leyen, durante il suo discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo, ha ribadito la necessità per il Vecchio Continente di "combattere per il proprio posto" in un contesto geopolitico travagliato, nonostante la violazione dello spazio aereo polacco da parte di droni russi abbia riacceso le preoccupazioni in materia di sicurezza. I prezzi dell'energia rimangono significativamente più alti di quelli degli Stati Uniti o della Cina, ampliando il divario di competitività e indebolendo le aziende europee. La graduale riduzione della dipendenza dal gas russo, iniziata dopo l'invasione dell'Ucraina, ha certamente limitato alcuni rischi, ma ha anche rivelato altre vulnerabilità, in particolare in termini di diversificazione dell'approvvigionamento e sovranità energetica.

Costi che minacciano la sovranità industriale

I produttori europei mettono in guardia da una bolletta energetica che continua a gravare pesantemente sui loro margini e sulla loro capacità di investimento, in un momento in cui la transizione ecologica richiede sforzi finanziari colossali. La crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto importato, in particolare dagli Stati Uniti e dal Qatar, espone l'Unione Europea a significative fluttuazioni dei prezzi e tensioni sul mercato globale. In questo contesto, la sovranità energetica dell'Europa è ancora tutta da costruire. Il rapporto Draghi ha già chiesto una politica più integrata e ingenti investimenti in infrastrutture ed energie rinnovabili. Un anno dopo, i progressi rimangono limitati, aumentando il rischio di un declino industriale di fronte ai giganti americani e cinesi.

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