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Jean-Michel Aulas, figura chiave dello sport lionese, continua ad alimentare le speculazioni su una possibile candidatura a sindaco di Lione nel 2026. Senza confermare la sua candidatura, l'ex presidente dell'Olympique Lyonnais ha pubblicato un messaggio su X in cui afferma di "ascoltare i lionesi" che denunciano una città diventata "insicura, completamente satura, quindi inquinata, finanziariamente prosciugata" e chiede "una figura della società civile che ritrovi il buon senso senza dogmi".

Una parola rara ma strategica

Sebbene non abbia reso nulla di ufficiale, Aulas ha portato avanti numerosi scambi politici dietro le quinte, a partire da un recente incontro con Gabriele AttaliA Lione, sono poche le figure politiche che non siano state contattate o consultate. E anche senza un programma o uno slogan, l'idea di Aulas come candidato sconvolge gli equilibri di potere sia a destra che a centro. Il suo profilo di uomo esperto, esterno ai partiti, attrae una fascia di elettorato in cerca di serietà e risultati.

Di fronte a lui, Grégory Doucet rimane per il momento in silenzio, preferendo non rispondere direttamente alle frecciatine dell'ex direttore sportivo. L'attuale sindaco dei Verdi, spesso criticato per la sua sicurezza e la gestione urbana, sa che l'eventuale ingresso di Jean-Michel Aulas nella campagna potrebbe rimescolare le carte in vista delle prossime elezioni comunali. Quest'ultimo si rivolge direttamente ai lionesi delusi e promette, se dovesse andarsene, di parlare con unità, "senza dogmi".

Dietro questa discrezione controllata, molti percepiscono già una strategia ben collaudata. A 75 anni, Aulas procede metodicamente, soppesando ogni parola e ogni mossa. Se si candiderà, farà affidamento sulla sua immagine di costruttore, sulla sua indipendenza e su un'opinione condivisa da molti residenti: Lione, secondo lui, merita una nuova vita.

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