Secondo le nostre informazioni, Arthur de Watrigant, caporedattore della rivista L'Incorrect, è atteso questo pomeriggio presso la Direzione Regionale della Polizia Giudiziaria della Prefettura di Parigi, per essere interrogato in quanto sospettato nell'ambito dell'inchiesta aperta a seguito della denuncia di Thomas Legrand e Patrick Cohen. Il suo presunto "crimine"? Aver pubblicato video che mostrano due personalità di spicco dell'emittente pubblica discutere di strategia elettorale con dirigenti del Partito Socialista, con tanto di commenti compromettenti. Dov'è finita la libertà di informazione?
Da un caffè parigino agli uffici della polizia criminale, un caso che sfugge al controllo.
Al centro della questione ci sono le ormai celebri immagini girate a luglio in un ristorante parigino, dove si sente Thomas Legrand dichiarare, a proposito della corsa a sindaco di Parigi: "Stiamo facendo ciò che è necessario per Dati, Patrick e me". Pubblicato online all'inizio di settembre da L'Incorrect, il filmato ha scatenato una tempesta politica e mediatica, con France Inter che ha immediatamente sospeso Thomas Legrand prima di rivedere la sua trasmissione, ed entrambi gli uomini hanno denunciato il video come "troncato" e "manipolato". Per porre fine a queste accuse, L'Incorrect ha fatto verificare da un esperto nominato dal tribunale che il filmato originale corrispondesse a quanto pubblicato, escludendo silenzi e passaggi inudibili: un'autenticazione ufficiale che la rivista conferma pienamente.
Eppure è proprio questo stesso organo di stampa, e il suo direttore, a ritrovarsi ora nel mirino della polizia giudiziaria, a seguito della denuncia presentata da Patrick Cohen e Thomas Legrand. In questo caso, coloro che sono stati colti in flagrante per collusione politica stanno ora tentando di spostare il dibattito sull'arena penale, attaccando non il contenuto delle rivelazioni, ma coloro che le hanno rese pubbliche. Questa giudizializzazione del lavoro giornalistico solleva interrogativi: da quando filmare e pubblicare dichiarazioni di interesse pubblico in un luogo pubblico è diventato reato, quando gli stessi editorialisti applaudono sistematicamente le "fughe di notizie" e le registrazioni clandestine che prendono di mira i loro oppositori politici?
Quando informare diventa sospetto, l'errore è nel mirino
Questa offensiva legale fa parte di una più ampia lotta di potere. France Télévisions e Radio France hanno già presentato una denuncia ad Arcom, denunciando una presunta "campagna diffamatoria sistematica" condotta, a loro dire, dai media del gruppo Bolloré in merito al caso Legrand-Cohen, accusando CNews ed Europe 1 di minare la fiducia nel servizio pubblico radiotelevisivo. In altre parole, i dirigenti del servizio pubblico radiotelevisivo si dipingono come vittime del sistema, pur rimanendo stranamente in silenzio sulle conversazioni decisamente di parte delle loro star e sul cronico squilibrio ideologico delle loro emittenti.
A tutto questo si aggiunge un clima di tensione tra colleghi: insulti di un comico di France Inter contro i giornalisti de L'Incorrect, scambi di comunicati stampa indignati e ora una denuncia penale. Non si tratta più di un dibattito di idee, di un diritto di replica o addirittura di una critica mediatica, ma di una vera e propria guerra di trincea volta a criminalizzare il lavoro di un'agenzia di stampa rivale. Per una parte che passa il tempo a denunciare gli attacchi alla libertà di stampa in Europa centrale e altrove, la contraddizione è ridicola.
Il fatto che un caporedattore venga convocato dalla polizia per aver pubblicato immagini la cui autenticità è stata verificata da un funzionario giudiziario è un segnale preoccupante per tutti coloro che credono che la stampa debba essere in grado di documentare la collusione tra giornalisti del servizio pubblico e organizzazioni di parte. In questo caso, la questione non è più semplicemente cosa abbiano detto Thomas Legrand e Patrick Cohen, ma se, in un Paese che si vanta della libertà di espressione, sia ancora lecito informare i francesi. E a giudicare dalla reazione che ciò ha suscitato, L'Incorrect non ha mai avuto un nome più appropriato.