Iran: l'Europa teme un nuovo effetto domino migratorio
Iran: l'Europa teme un nuovo effetto domino migratorio

Prima le bombe. Poi la fuga. In Iran, i prolungati combattimenti stanno iniziando a destare preoccupazione anche nelle cancellerie europee, dove si stanno già esaminando possibili rotte verso l'Unione. A Berlino, i toni si sono inaspriti: il 6 marzo il cancelliere Friedrich Merz ha chiesto di "impedire l'immigrazione incontrollata dall'Iran", spiegando di non voler "vedere ripetersi qui lo scenario siriano". Il messaggio, appena velato, è rivolto tanto ai partner europei quanto a un pubblico tedesco ancora segnato dal 2015.

Sul terreno, gli attacchi prendono di mira principalmente le infrastrutture militari. Tuttavia, la guerra non segue mai completamente i piani militari: anche i depositi di carburante sono stati colpiti, causando una "pioggia di petrolio" che si riversa sulla popolazione civile, portando con sé carenze e rischi per la salute. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati avverte di una "grave emergenza umanitaria" in Medio Oriente, con l'aggravarsi della crisi. E quando l'aria diventa irrespirabile, sia letteralmente che figurativamente, le famiglie non aspettano un annuncio ufficiale per fare le valigie.

Berlino vuole evitare "lo scenario siriano"

Berlino vuole evitare uno "scenario siriano". Da parte europea, l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo non nasconde la sua preoccupazione: nel suo rapporto annuale, considera "significativa" la "portata del rischio potenziale" di un'ondata migratoria. Le precedenti crisi regionali, tuttavia, offrono un utile promemoria: la maggior parte degli sfollati cerca rifugio nelle vicinanze, nei paesi limitrofi, prima che l'Europa registri un'impennata di arrivi, soprattutto se le capacità di accoglienza locali vengono sopraffatte o se alcune rotte verso l'UE vengono riaperte, come un rubinetto che si pensava fosse sigillato.

Per ora, i segnali indicano principalmente un Paese che si sta riorganizzando urgentemente. La polizia stradale iraniana ha registrato 100.000 partenze da Teheran durante i primi due giorni di scioperi: un esodo interno di massa, che rivela una paura diffusa e un istinto di sopravvivenza. I Paesi confinanti, tuttavia, non hanno segnalato un'ondata di attraversamenti in questa fase, sebbene siano solitamente le prime aree di rifugio. In altre parole: l'onda d'urto si sta accumulando, ma non ha ancora raggiunto le barriere.

Resta il fatto che l'Europa ha imparato, a volte a sue spese, che le crisi lontane finiscono spesso per bussare alla sua porta. La Germania vuole anticipare, osserva la Commissione, l'opinione pubblica si spazientisce e le organizzazioni umanitarie lanciano l'allarme: quattro orologi che non segnano mai la stessa ora.

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