Dopo un 2025 meno cupo del previsto, l'economia francese sembra avviarsi verso una fase di ripresa modesta ma sostenuta. Nelle sue prospettive economiche pubblicate mercoledì 17 dicembre, l'INSEE (Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici) parla di un "rasserenamento delle prospettive" iniziato in autunno e che potrebbe estendersi fino alla prima metà del 2026. Pur non descrivendo un rimbalzo spettacolare, l'istituto delinea uno scenario di crescita costante, trainato da diversi fattori che, combinati, consentono alla Francia di rimanere in linea con la ripresa europea. La ripresa osservata dalla scorsa estate si basava inizialmente su una performance notevole nel terzo trimestre del 2025, con una crescita dello 0,5%, una delle più elevate nell'Eurozona in quel periodo. Questo slancio ha permesso all'economia francese di ricongiungersi alla tendenza generale europea, dopo diversi trimestri di relativa stagnazione. Secondo l'INSEE, questa tendenza non è di breve durata e dovrebbe proseguire almeno fino a metà del 2026. Per i primi due trimestri del prossimo anno, l'istituto prevede una crescita del PIL dello 0,3% a trimestre. Un ritmo moderato, ma considerato di tutto rispetto, considerando la performance registrata dopo la crisi inflazionistica. Entro la fine del primo semestre del 2026, la crescita di riporto raggiungerebbe quindi l'1%, superando già la crescita complessiva registrata per l'intero 2025.
Investimenti e consumi come principali motori
Tra i fattori a sostegno di questa traiettoria, l'INSEE evidenzia la ripresa degli investimenti delle imprese. Dopo un netto rimbalzo osservato durante l'estate del 2025, si prevede che questo slancio continui fino all'inizio del prossimo anno. L'istituto attribuisce ciò all'effetto ritardato del calo dei tassi di interesse in Europa, il cui impatto tradizionalmente richiede diversi mesi per permeare le decisioni di investimento. Anche i consumi delle famiglie potrebbero tornare a un ritmo più in linea con i livelli abituali. Dopo diversi trimestri caratterizzati da notevole cautela, poiché i francesi hanno preferito accantonare i guadagni di potere d'acquisto legati al calo dell'inflazione, si prevede una graduale ripresa della spesa. Il tasso di risparmio, che ha raggiunto un livello storicamente elevato nella primavera del 2025, inizierebbe quindi a normalizzarsi, anche se questa tendenza rimane fragile. Il clima politico e di bilancio è un altro fattore chiave. L'INSEE ritiene che le discussioni in corso potrebbero portare a un bilancio meno dannoso per la crescita di quanto inizialmente considerato. Questa ipotesi contribuisce a supportare lo scenario centrale adottato dall'istituto, pur lasciando un certo grado di incertezza.
Occupazione, inflazione e vulnerabilità persistenti
Nonostante questo miglioramento ciclico, l'economia francese è ancora lontana dall'operare a piena capacità. La fiducia delle famiglie rimane una debolezza significativa. Mentre le aziende industriali sono più fiduciose sulla domanda e i commercianti al dettaglio mostrano un rinnovato ottimismo, le famiglie rimangono molto pessimiste sul futuro del Paese. Questa sfiducia potrebbe limitare l'entità della ripresa dei consumi, già considerata incerta e moderata. Sul fronte dell'occupazione, si prevede che gli effetti positivi della crescita rimarranno limitati. È probabile che le aziende diano priorità al miglioramento della produttività piuttosto che a un massiccio aumento delle assunzioni. Si prevede che l'occupazione dipendente rimarrà sostanzialmente stabile entro la metà del 2026, mentre l'aumento dell'occupazione totale sarà trainato principalmente dalla creazione di microimprese. In questo contesto, la crescita della popolazione in età lavorativa, legata in particolare alla riforma delle pensioni, porterebbe a un leggero aumento della disoccupazione, che dovrebbe raggiungere il 7,8% a giugno 2026. L'inflazione, nel frattempo, dovrebbe tornare leggermente a salire dopo un periodo di eccezionalmente moderata. Stimato allo 0,9% annuo a novembre 2025, potrebbe raggiungere l'1,5% nell'estate del 2026, in particolare a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia. Questo sviluppo, tuttavia, non comprometterebbe i continui guadagni del potere d'acquisto dei salari, che compenserebbero gran parte delle perdite subite durante l'impennata dei prezzi del 2022 e del 2023. Infine, l'INSEE (Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici) sottolinea che questo scenario rimane soggetto a diversi rischi importanti. Le incertezze legate alla politica commerciale statunitense, le potenziali tensioni geopolitiche e la persistente mancanza di visibilità di bilancio in Francia potrebbero rapidamente minare questa prospettiva positiva. Tutti questi fattori spiegano perché, nonostante segnali più favorevoli, la cautela rimanga necessaria.