Mercoledì il tribunale penale di Parigi ha condannato Tariq Ramadan a 18 anni di carcere per lo stupro di tre donne. Processato in contumacia e a porte chiuse, lo studioso islamico svizzero non si è mai presentato in tribunale dall'inizio del processo, il 2 marzo, adducendo tra le altre motivazioni motivi di salute.
Condannato per stupro, incluso un reato ai danni di una persona vulnerabile, è inoltre soggetto a sorveglianza giudiziaria per otto anni. Il tribunale gli vieta espressamente di contattare le vittime e di parlare pubblicamente dei fatti. Nei suoi confronti è stato emesso un mandato di arresto, unitamente al divieto permanente di ingresso in territorio francese al termine della pena.
Il processo si è svolto in assenza dell'imputato, nonostante una perizia medica avesse concluso che fosse idoneo a comparire in giudizio. I suoi avvocati hanno denunciato una "parodia della giustizia" e hanno abbandonato l'aula, lasciando che il procedimento proseguisse senza la presenza della difesa. I querelanti, dal canto loro, hanno denunciato manovre volte a ritardare o evitare il processo.
Già condannato in Svizzera per reati analoghi, Tariq Ramadan nega le accuse e afferma di essere vittima di vessazioni giudiziarie. Questa decisione pone fine a un lungo iter giudiziario durato diversi anni, costellato di numerose controversie e di notevole attenzione mediatica.
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