Due anni dopo le violente rivolte che hanno scosso la Nuova Caledonia nella primavera del 2024, i tribunali hanno archiviato tutte le accuse contro il leader indipendentista Christian Tein e altri attivisti kanak incriminati nel caso dell'Unità di coordinamento delle azioni sul campo (CCAT). Questa decisione è stata immediatamente impugnata dalla procura di Parigi, che ha annunciato ricorso.
L'inchiesta giudiziaria, aperta in seguito alle violenze che hanno colpito l'arcipelago, ha preso di mira quattordici persone sospettate di aver organizzato o fomentato i disordini. Tra queste figurava Christian Tein, figura di spicco del movimento indipendentista kanak e attuale presidente del Fronte di Liberazione Nazionale Kanak e Socialista (FLNKS). Trasferita a Parigi nel gennaio 2025, l'inchiesta è stata seguita con grande attenzione sia in Nuova Caledonia che a livello nazionale.
I giudici respingono la teoria dell'insurrezione
Nella loro sentenza, i giudici istruttori hanno stabilito che non vi erano prove sufficienti per processare gli imputati. In particolare, hanno respinto le accuse di insurrezione che erano state sollevate all'inizio dell'indagine.
I giudici hanno concluso che, sebbene le richieste avanzate dal CCAT fossero radicate in un programma indipendentista, non miravano a rovesciare le istituzioni della Repubblica o a impadronirsi del territorio con la forza. Secondo loro, le prove raccolte durante l'indagine non dimostravano la responsabilità penale dei quattordici individui sotto processo.
Gli avvocati denunciano una procedura politica
Gli avvocati di Christian Tein hanno accolto con favore la decisione, che a loro dire conferma l'innocenza del loro assistito dopo diversi mesi di detenzione preventiva e un controverso trasferimento nella Francia continentale. Fin dall'inizio, hanno denunciato il procedimento come un tentativo di indebolire il movimento indipendentista kanak.
Anche altri avvocati coinvolti nel caso ritengono che questa sentenza dimostri il funzionamento dello stato di diritto. Secondo loro, le indagini condotte non hanno mai accertato l'esistenza di un piano coordinato per organizzare le violenze che hanno travolto l'arcipelago.
La procura chiede ulteriori indagini.
La procura di Parigi, tuttavia, non intende lasciar cadere la questione. Ritenendo che alcuni punti meritino ulteriori indagini, ha immediatamente impugnato l'archiviazione del caso. La procura chiede che vengano svolte ulteriori accertamenti prima che il caso venga definitivamente chiuso.
Questa decisione giunge dopo che i magistrati inquirenti avevano annunciato la conclusione delle indagini già a gennaio. La procura precisa che un magistrato era stato incaricato per diverse settimane di analizzare un fascicolo particolarmente voluminoso, composto da oltre 11.500 documenti processuali.
Un caso al centro della crisi della Nuova Caledonia
Le rivolte del 2024 rappresentano uno degli episodi più gravi della storia recente della Nuova Caledonia. Scatenate in un contesto di forti tensioni legate alla proposta di scongelamento delle liste elettorali, provocarono quattordici morti e danni materiali per oltre due miliardi di euro.
Il Presidente della Repubblica dichiarò quindi lo stato di emergenza. Emmanuel MacronNel frattempo, una vasta operazione giudiziaria ha preso di mira diversi presunti leader della mobilitazione. Il CCAT era stato accusato di aver organizzato azioni volte a destabilizzare le istituzioni e l'economia dell'arcipelago.
Una decisione che riaccende le tensioni politiche
La decisione di archiviare il caso ha suscitato reazioni contrastanti all'interno della classe politica della Nuova Caledonia. L'FLNKS ha accolto con favore la notizia, considerandola un riconoscimento dell'innocenza dei suoi membri.
Al contrario, i funzionari lealisti hanno criticato duramente la sentenza dei giudici. La presidente della Provincia del Sud, Sonia Backes, ha denunciato la decisione come incomprensibile alla luce delle violenze commesse nel 2024. Anche il deputato del partito Rinascimento, Nicolas Metzdorf, ha appoggiato l'appello del pubblico ministero, sostenendo che è necessario far emergere tutta la verità sugli eventi che hanno gettato la Nuova Caledonia in una crisi senza precedenti.
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