Biglietteria del Louvre: un dipendente del museo accusato di frode per oltre 10 milioni di euro.
Biglietteria del Louvre: un dipendente del museo accusato di frode per oltre 10 milioni di euro.

Il tutto si è svolto tra code, gruppi frettolosi e biglietti scansionati in massa. Il Museo del Louvre, simbolo mondiale e meta turistica di prim'ordine, si trova coinvolto in uno scandalo legato alla biglietteria che sa di macchina ben oliata. Un dipendente dell'istituzione è comparso martedì davanti a un giudice istruttore per la formalizzazione delle accuse, nell'ambito di un'indagine su una frode stimata in oltre 10 milioni di euro.

Martedì, la procura ha precisato che sei dipendenti del Louvre erano stati arrestati lunedì, "a causa di possibili comunicazioni avute con i primi sospettati". Cinque di loro sono stati poi rilasciati. L'inchiesta giudiziaria è stata aperta il 2 giugno 2025. Una procedura legale standard, ma un segnale chiaro: la possibilità di un coinvolgimento interno, da tempo temuto in casi di questo tipo, viene presa sul serio.

Una biglietteria che si è trasformata in un mercato parallelo

Il caso non è nato da una voce. Il Louvre sostiene di aver "lanciato l'allarme" e presentato una denuncia alla fine del 2024, secondo quanto affermato dal suo direttore generale, Kim Pham, che cita una "politica attiva per combattere ogni tipo di frode", considerata "sempre più ingegnosa e diffusa". In altre parole: anche le istituzioni culturali hanno i loro punti deboli, soprattutto quando i biglietti diventano una merce.

A febbraio si è già svolta la prima operazione di rilievo: nove persone sono state incriminate, sospettate anche di aver frodato la Reggia di Versailles. Tra queste figurano guide turistiche, due dipendenti del Louvre e una persona descritta come "sospettata di aver organizzato la rete". Le accuse sono gravi, commisurate alle somme coinvolte, e alcuni sono stati posti in custodia cautelare, mentre altri sono stati sottoposti a sorveglianza giudiziaria.

Le guide turistiche al centro della rete

Lo scenario in sé è pressoché comune, basato su un'idea semplice: far entrare gruppi "riutilizzando gli stessi biglietti più volte per persone diverse", secondo quanto emerso dall'inchiesta. Tutto è iniziato con una denuncia contro una coppia cinese di guide turistiche, seguita da altri sospetti di pratiche simili. La sorveglianza e le intercettazioni telefoniche hanno confermato questi sospetti, portando infine all'ipotesi di una complicità all'interno del museo stesso. Secondo gli inquirenti, la rete era in grado di far entrare fino a 20 gruppi al giorno, e lo faceva "da circa dieci anni".

Questo caso dice qualcosa sui nostri tempi: quando la domanda esplode, le scappatoie diventano redditizie e il confine tra ingegno e criminalità organizzata si fa sempre più labile. Gli inquirenti hanno già sequestrato quasi un milione di euro in contanti e diverse centinaia di migliaia di euro in conti bancari, con il sospetto di investimenti immobiliari, sia in Francia che a Dubai. Ora resta da vedere fino a che punto si riuscirà a risalire alle responsabilità e quali ostacoli il Louvre riuscirà effettivamente a superare per garantire che il biglietto d'ingresso smetta di essere la moneta di scambio del turismo di massa.

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