In "Una brevissima teoria dell'inferno", Jérôme Ferrari esplora i temi dell'espatrio e dell'immigrazione.
In "Una brevissima teoria dell'inferno", Jérôme Ferrari esplora i temi dell'espatrio e dell'immigrazione.

Tredici anni dopo aver vinto il Prix Goncourt con *Il sermone sulla caduta di Roma*, Jérôme Ferrari pubblica il secondo volume del suo trittico *Racconti del nativo e del viaggiatore*. Dopo *Sentinella del Nord*, incentrato sulla Corsica e sul turismo di massa, *Una brevissima teoria dell'inferno* sposta l'attenzione su Abu Dhabi. Il romanzo giustappone due percorsi distinti: quello di un professore francese che vive negli Emirati Arabi Uniti e quello di una donna dello Sri Lanka che si è trasferita lì per lavorare e sostenere la sua famiglia. Accostando queste due esperienze di sradicamento, l'autore si interessa meno al viaggio in sé e più alle dinamiche di potere, all'illusione di una coscienza pulita e alla reale difficoltà di incontrare veramente l'altro.

Due modi di andarsene, due realtà diverse

Il libro si basa su un netto contrasto. Il narratore francese vive all'estero da una posizione privilegiata: è un professore, ha una casa dignitosa, un ottimo stipendio e vive in un ambiente confortevole. La sua partenza rappresenta un vero e proprio espatrio, con tutto ciò che ne consegue in termini di libertà di scelta, mobilità e status sociale. Al contrario, il percorso della lavoratrice cingalese segue una logica completamente diversa: partire per mandare soldi a casa, accettare un incarico subordinato e sopravvivere all'interno di un sistema che sfrutta la sua presenza tanto quanto ne dipende.

È proprio questa asimmetria che Jérôme Ferrari pone al centro del romanzo. I due personaggi vivono nella stessa città, si incrociano, a volte si parlano, ma abitano mondi diversi. Uno ha il tempo di riflettere sul suo disagio, sulla sua noia, sulla sua relazione in crisi. L'altro deve prima di tutto sopravvivere, lavorare e far funzionare le cose. Il romanzo mostra con grande precisione come una relazione possa rimanere segnata dalla disuguaglianza sociale, anche quando è mascherata da cortesia, generosità o buone intenzioni.

Un romanzo che amplia i temi principali della sua opera

Questo nuovo libro rappresenta una chiara continuazione dell'opera di Jérôme Ferrari. In un'intervista al programma "Midis de Culture" di France Culture, lo scrittore ha spiegato di essere interessato a "ciò che trascende la volontà degli individui", un'espressione che ben descrive la sua opera narrativa. I suoi personaggi non sono mai definiti unicamente dalla loro psicologia; sono inseriti in contesti storici, sociali e culturali che ne plasmano le azioni, le illusioni e i fallimenti.

Questa logica era già presente nei suoi libri sulla Corsica. Nella stessa intervista, ha ripercorso il suo rapporto con l'isola, la sua tardiva acquisizione della lingua corsa e il desiderio, condiviso con altri scrittori, di conferirle una vera “dignità letteraria”. Ci ha anche ricordato che i cliché non sono semplici errori di percezione: secondo lui, “costruiscono un'identità”. Una brevissima teoria dell'inferno applica questa prospettiva a un altro territorio. In quest'opera, Ferrari smantella le seducenti immagini dell'espatrio, del cosmopolitismo e dell'apertura al mondo per rivelare ciò che celano: rigide gerarchie, esistenze parallele e una convivenza che non porta necessariamente a un autentico incontro.

Un libro breve ma molto pratico sulle gerarchie del mondo contemporaneo.

Il romanzo colpisce per la sua sobrietà e precisione. Ferrari evita gli abbellimenti; descrive situazioni semplici, gesti ordinari e ricorrenti malintesi. È proprio questa essenzialità a conferire al libro la sua forza. Attraverso una storia ambientata nel Golfo, parla con grande chiarezza del presente: di ciò che racchiudono le parole "espatriato", "immigrato", "aiuto", "rispetto" e "integrazione", e di tutto ciò che separa chi si trasferisce per scelta da chi parte per necessità.

Una brevissima teoria dell'inferno non è dunque un romanzo astratto su altri mondi. È un testo molto preciso su come diversi mondi possano condividere lo stesso spazio senza mai incontrarsi veramente. In questo, Jérôme Ferrari continua a costruire un corpus di opere al contempo radicato nella realtà e politico, attento ai luoghi, agli status e alla sottile violenza delle relazioni sociali.

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