Gli Stati Uniti e l'Iran hanno annunciato domenica sera di aver raggiunto un accordo quadro volto a porre fine alla guerra che vede i due Paesi contrapporsi dal 28 febbraio. Il protocollo sarà firmato ufficialmente venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera, con la mediazione del Pakistan.
Il presidente americano Donald Trump Le autorità iraniane hanno confermato l'esistenza di questo accordo, presentato come un passo verso "la fine immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti", compreso quello libanese. Tuttavia, il testo integrale non è stato reso pubblico e molte domande rimangono senza risposta.
Tra le prime misure annunciate figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via navigabile strategica per il commercio globale di idrocarburi, e la revoca del blocco statunitense dei porti iraniani. L'annuncio ha immediatamente provocato un calo di quasi il 5% dei prezzi del petrolio e un forte rialzo nei mercati asiatici.
Secondo Teheran, i negoziati sostanziali devono iniziare entro 60 giorni. Questi si concentreranno in particolare sulla revoca delle sanzioni economiche, sul programma nucleare iraniano, sulla ricostruzione del Paese e sull'istituzione di un meccanismo per monitorare gli impegni assunti da entrambe le parti.
Sebbene Washington affermi di aver ottenuto dall'Iran l'impegno a non dotarsi mai di armi nucleari, non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo su questa delicata questione. Donald Trump ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari in caso di fallimento dei negoziati.
Salutato dalle Nazioni Unite come "un passo cruciale verso una soluzione pacifica del conflitto", questo accordo suscita tuttavia cautela tra gli osservatori. Diversi esperti sottolineano che si tratta principalmente di un cessate il fuoco e di un quadro di riferimento per i negoziati, mentre le questioni relative al programma nucleare iraniano, ai missili balistici e all'influenza regionale di Teheran rimangono irrisolte.
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