In Sudafrica, una nuova ondata di violenza xenofoba sta costringendo i migranti africani ad abbandonare le proprie case e a rifugiarsi in zone isolate, soprattutto in montagna. Negli ultimi giorni, diverse comunità di immigrati sono state prese di mira da proteste anti-immigrazione, a volte violente, in varie città costiere.
A Kleinmond, nella provincia del Capo Occidentale, i migranti provenienti dal Mozambico e dal Malawi, tra gli altri paesi, sono stati costretti ad abbandonare le proprie case dopo che gruppi ostili hanno bussato porta a porta chiedendo la partenza degli stranieri. Molti hanno trovato rifugio negli edifici comunali in attesa di una soluzione più definitiva.
Tra gli sfollati, Lado Amido, un migrante mozambicano di 49 anni, racconta di essere fuggito da casa sua dopo l'arrivo di una folla minacciosa. Spiega di aver trascorso due notti in montagna prima di raggiungere un rifugio temporaneo con altri sfollati. Secondo la sua testimonianza, alcuni individui hanno fatto irruzione nella sua casa e si sono impossessati dei suoi effetti personali.
Nella stessa area, circa un centinaio di migranti si sono riuniti in un municipio di Kleinmond. Alcuni sperano di poter beneficiare dei programmi di rimpatrio volontario istituiti dai loro paesi d'origine, poiché la situazione della sicurezza rimane incerta in diverse località della regione.
Secondo quanto riportato, le tensioni hanno causato vittime anche in altre zone del Paese. Il Mozambico ha indicato che cinque suoi cittadini sono stati uccisi in attacchi nella città di Mossel Bay, acuendo le preoccupazioni diplomatiche e umanitarie legate alla crisi.
La violenza xenofoba rimane un fenomeno ricorrente in Sudafrica, spesso alimentata da una retorica che collega immigrazione, disoccupazione e criminalità, nonostante la mancanza di prove che stabiliscano una connessione così diretta. Queste tensioni, regolarmente sfruttate nel dibattito politico, continuano ad alimentare episodi di violenza in prossimità delle elezioni locali.
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