Sabato 4 aprile, il Ministero degli Esteri francese ha annunciato l'esecuzione a Guangzhou di un cittadino francese condannato a morte per traffico di droga. Chan Thao Phoumy, 62 anni, era stato condannato a morte nel 2010 da un tribunale locale, secondo le autorità francesi, e l'esecuzione è avvenuta dopo "oltre vent'anni di reclusione". In una dichiarazione rilasciata in prima serata, Parigi ha affermato di aver appreso la notizia "con sgomento". Il ministero ha affermato che i servizi francesi avevano fatto pressioni sulle autorità cinesi per ottenere una commutazione della pena. Senza successo.
Pechino rimane inflessibile; Parigi denuncia un attacco ai diritti della difesa
Pechino rimane irremovibile sulla questione della droga. La diplomazia francese, dal canto suo, "deplora" che agli avvocati del condannato non sia stato consentito l'accesso all'udienza finale, definendola una "violazione dei diritti individuali", e porge le condoglianze alla famiglia esprimendo il proprio "dolore". La Francia ha inoltre ribadito la sua opposizione "ovunque e in ogni circostanza" alla pena di morte, auspicandone l'abolizione universale: un messaggio che si scontra con la rigidissima politica penale cinese e il suo silenzio sul numero delle esecuzioni, classificate come segreto di Stato. Un fatto innegabile, difficile da accettare, rimane: quando il sistema giudiziario cinese emette una sentenza, anche dopo anni, lo fa senza esitazione, e le relazioni franco-cinesi dovranno continuare a confrontarsi con questa linea di ferro.
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