Il presidente americano Donald Trump ha confermato di aver definito "pazzo" il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una tesa telefonata, incentrata sui combattimenti in Libano e sugli sforzi statunitensi per cercare di allentare le ostilità che coinvolgono anche l'Iran.
In un'intervista trasmessa mercoledì, Donald Trump ha ammesso di aver pronunciato quelle parole, confermando la propria innocenza quando gli è stato chiesto se avesse davvero definito il leader israeliano di lunga data "completamente pazzo". Ha tuttavia minimizzato qualsiasi rabbia personale, spiegando di essere stato "un po' turbato" dai ripetuti scontri legati alla situazione regionale.
Secondo le informazioni riportate da Axios e citate nello scambio di messaggi, l'ex presidente degli Stati Uniti ha anche criticato Benjamin Netanyahu per la sua mancanza di apprezzamento, affermando di avergli rivolto attacchi particolarmente duri durante la telefonata. Tra le affermazioni attribuite a questo scambio figurano le accuse secondo cui Netanyahu sarebbe responsabile del danneggiamento dell'immagine di Israele sulla scena internazionale.
Nelle sue dichiarazioni, Donald Trump ha comunque insistito sul fatto di mantenere buoni rapporti con il Primo Ministro israeliano. Ha affermato che i loro occasionali disaccordi non hanno intaccato una cooperazione che considera generalmente solida, in particolare sulle questioni di sicurezza in Medio Oriente.
Benjamin Netanyahu, dal canto suo, ha cercato di minimizzare l'incidente, sottolineando la solidità dei legami tra i due leader e i loro obiettivi strategici condivisi. Non ha confermato il contenuto esatto delle dichiarazioni riportate, ma ha insistito sulla continuità delle relazioni bilaterali.
Donald Trump ha inoltre sfruttato lo scambio di battute per difendere la politica americana nei confronti dell'Iran, affermando che la sicurezza di Israele è migliorata dopo il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare del 2015. Le tensioni regionali, in particolare quelle relative al Libano e all'Iran, rimangono al centro delle preoccupazioni diplomatiche tra Washington e i suoi alleati.
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