Senegal: il presidente promulga una controversa legge anti-LGBT nonostante le critiche internazionali
Senegal: il presidente promulga una controversa legge anti-LGBT nonostante le critiche internazionali

Il presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha approvato una nuova legge che inasprisce la repressione delle relazioni omosessuali e vieta qualsiasi "promozione" dell'omosessualità. Questa decisione dà attuazione a un testo che ha suscitato forti reazioni a livello internazionale.

Approvata a larga maggioranza dai parlamentari all'inizio di questo mese, la legge raddoppia in particolare la pena massima detentiva, attualmente fissata a dieci anni, per atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Criminalizza inoltre qualsiasi forma di sostegno o visibilità pubblica legata a persone LGBT.

Il capo dello Stato era stato sottoposto a pressioni da parte di organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché non firmasse il testo. Nonostante questi appelli, il governo ne ha confermato la promulgazione in una dichiarazione ufficiale.

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, aveva già denunciato il 12 marzo una legge che "viola i diritti umani", in particolare quelli relativi alla dignità, alla privacy e alla libertà di espressione.

Questa riforma è in linea con gli impegni presi durante la campagna presidenziale del 2024 da Bassirou Diomaye Faye e dal suo Primo Ministro Ousmane Sonko, che avevano promesso di rafforzare la legislazione su questi temi.

Il testo riflette una posizione politica sostenuta da una parte della popolazione in un paese in cui l'omosessualità è già criminalizzata. Tuttavia, si inserisce in un contesto di tensione tra le norme locali e gli standard internazionali in materia di diritti umani.

Gli attivisti per i diritti umani denunciano un attacco alle libertà fondamentali e temono un aumento delle discriminazioni e delle violenze contro le persone colpite.

Da parte sua, il governo senegalese difende una legge che si conforma ai valori sociali del paese, affermando la propria sovranità nella definizione delle politiche pubbliche.

Questa decisione potrebbe avere ripercussioni diplomatiche e intensificare il dibattito sulla tutela dei diritti delle minoranze nella regione.

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