Lunedì la Corte d'Appello di Londra ha confermato la decisione del governo britannico di mettere al bando il gruppo filo-palestinese Palestine Action, ritenendo che la sua classificazione come organizzazione terroristica fosse legale e proporzionata.
Questa decisione conferma un divieto già in vigore dallo scorso anno, imposto in base alle leggi antiterrorismo britanniche. Il governo ha giustificato tale misura citando il presunto sostegno del gruppo ad azioni violente contro aziende del settore della difesa, in particolare la società israeliana Elbit Systems.
Secondo la sentenza emessa da cinque giudici, sebbene la decisione di mettere al bando un gruppo militante sia "altamente controversa", essa rimane legalmente giustificata alla luce delle prove di sostegno ad atti di violenza illegale. La Corte ha quindi respinto l'argomentazione secondo cui il movimento si inseriva in una tradizione di disobbedienza civile paragonabile ad altri movimenti storici.
Il gruppo, fondato nel 2020 da Huda Ammori, ha contestato il divieto, sostenendo che violasse la libertà di espressione e di riunione dei suoi sostenitori. Ha annunciato l'intenzione di proseguire la battaglia legale dinanzi alla Corte Suprema del Regno Unito.
Il giudice capo Sue Carr ha stabilito che le azioni del gruppo andavano oltre l'ambito della classica protesta politica, a causa della promozione di comportamenti ritenuti violenti e illegali dai tribunali.
Questo caso riaccende nel Regno Unito il dibattito sul confine tra attivismo politico, disobbedienza civile e terrorismo, in un contesto già teso a causa delle manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente.
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