Martedì il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite voterà una risoluzione volta a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma in una versione ampiamente annacquata a seguito dei disaccordi tra le principali potenze, in particolare con la Cina.
Il testo iniziale prevedeva misure più incisive, tra cui la possibilità di ricorrere alla forza per garantire la libertà di navigazione. Tuttavia, di fronte all'opposizione di Pechino, che detiene il potere di veto, tale opzione è stata eliminata per aumentare le probabilità di adozione del documento.
La versione attuale si limita a incoraggiare gli Stati interessati a coordinare azioni difensive proporzionate per garantire la sicurezza delle rotte commerciali. Tra le misure previste figurano la scorta delle navi mercantili e gli sforzi per scoraggiare qualsiasi tentativo di blocco dello stretto.
I negoziati sono stati guidati dal Bahrein, che detiene la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza. Sono state discusse diverse versioni del testo al fine di superare le riserve di alcuni membri, tra cui Russia e Cina, il che rende l'esito del voto ancora incerto.
Questa iniziativa giunge in un contesto di crescenti tensioni in Medio Oriente, dove il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta gravemente perturbando il traffico marittimo. La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz ha comportato un calo delle esportazioni di petrolio dai paesi del Golfo e un'impennata dei prezzi dell'energia.
Sebbene l'Iran al momento si rifiuti di riaprire completamente questa rotta strategica, i diplomatici sperano che una risoluzione, anche se attenuata, invii un segnale politico a favore della sicurezza marittima internazionale.
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